Anasazi: indiani del nord america

Il complesso di popolazioni che vanno sotto il nome di Anasazi erano stanziate un tempo nell’attuale sud ovest degli Stati Uniti d’America, territorio compreso oggi negli stati del New Mexico, dell’Arizona e parti dello Utah e del Colorado.

Il paesaggio di questa regione vasta e oggi arida è caratterizzato da catene montuose frastagliate, altipiani elevati e vari altri imponenti aspetti geomorfologici.

Solo pochi fiumi percorrono la regione, di cui nessuno è navigabile: il più lungo è il Rio Grande, che nasce nelle Montagne Rocciose del Colorado Meridionale, scorre per centinaia di chilometri verso sud, attraverso il New Mexico, descrive un’ansa verso est, costituendo la lunga frontiera tra il Texas ed il Messico nord orientale e si getta infine nel golfo del Messico.

Dei suoi più importanti affluenti solo il Pecos è un fiume del sud ovest: dalla sua sorgente, sulle montagne del Sangre de Cristo nel New Mexico nord orientale, scorre in direzione sud est per confluire nel Rio Grande nel Texas occidentale.

Come il Rio Grande, anche il fiume Colorado nasce sulle Montagne Rocciose meridionali, ma disegna il suo percorso in direzione sud ovest attraverso l’Utah e l’Arizona per entrare poi nel Golfo di California, un braccio dell’Oceano Pacifico chiamato anche mare di Cortez.Là dove descrive un’ansa verso est, il Rio Grande funge da confine nazionale ed è, in qualche modo, una barriera tra il Messico nord orientale e gli Stati Uniti centro orientali.

Per oltre mille chilometri ad ovest del Rio Grande nessun simile confine naturale separa il Messico nord occidentale e gli Stati Uniti sud occidentali e così le due nazioni attuali sono congiunte, piuttosto che divise, dal deserto di Sonora: il sud ovest degli Stati Uniti continua con il nord ovest del Messico e le due zone sono divise solamente da una storia politica di origine europea.

Tutta la regione è attraversata da catene montuose, alcune delle quali anche molto imponenti, ma tutte di formazione geologica molto complessa. La più parte di esse è orientata secondo l’asse nord sud, influenzando così la direzione dei torrenti e la conseguente circolazione di animali e uomini. Diverse catene elevate costeggiano entrambe le rive del Rio Grande dal Texas al Colorado, ostacolando la circolazione est ovest. Alcune sono vulcaniche, come le Jémez Mountains e l’Altopiano Pajarito con crateri enormi e cime a “mesa” (cima piatta) di cenere vulcanica, la quale ricopre sedimenti di arenaria che corrispondono a più antichi fondali marini emersi.

Altre, come i monti calcarei Sandia e Manzano, sono costituite da fondali marini ancora più antichi, sollevati, nel corso del tempo, a più di 3000 metri sul livello del mare.

Dal Messico, procedendo verso nord, si osserva che gran parte del territorio di confine tra l’Arizona ed il New Mexico è formato da un ampio schieramento di aspri picchi vulcanici.

Verso ovest, nell’Arizona meridionale, il deserto del Basso Sonora, che si estende a poco meno di 1000 metri sul livello del mare, è relativamente pianeggiante, con montagne vulcaniche che, a tratti, si innalzano improvvise.

 Nell’Arizona centro settentrionale le arenarie, le antiche colate laviche e le cime vulcaniche dell’altopiano del Colorado, che raggiungono i 2000 metri d’altezza, si slanciano vigorosamente verso l’alto, lungo il Mogollon Rim ( detto anche margine del Mogollom).

L’altopiano del Colorado, esteso dal New Mexico centrale sino al Nevada ad ovest, e dal Mogollon Rim sino alle Montagne Rocciose a nord, era la patria originaria delle popolazioni Anasazi.

 Verso il centro dell’altipiano, dove i cartografi del XIX secolo tracciarono il confine politico che chiamiamo Four Corners è situato il vero cuore della regione Anasazi: la sua metà orientale, percorsa dal fiume San Juan e dai suoi affluenti è nota come bacino del San Juan: alti tavolieri (mesas), strette e profonde valli incassate fra alte e scoscese pareti rocciose erose bizzarramente e rilucenti di colori (canyon), dirupi calcarei chiari e scure formazioni vulcaniche.

Le estati sono roventi e rigidi gli inverni. Un clima ed un ambiente esasperato che per certi versi può chiamarsi pseudo monsonico ( visti i lunghi periodi di siccità, i frequenti temporali dell’estate avanzata e dell’inizio dell’autunno con le conseguenti piene improvvise e devastanti); tali sono le caratteristiche impressionanti di queste regioni.

Esiste inoltre una grande diversità nell’ecosistema in rapporto all’altezza, al terreno, alla geologia ai venti prevalenti e a molti altri fattori concomitanti.

 Habitat diversissimi possono coesistere a pochi chilometri di distanza. Proprio a causa della varietà dell’ecosistema, questa aspra terra è ricca di risorse alimentari naturali.

Le genti che hanno vissuto qui per migliaia di anni hanno imparato a sfruttare l’ambiente, cacciando e raccogliendo vegetali e, negli ultimi 3500 anni, seminando orti con piante coltivate.

Fra le piante selvatiche che prosperano nei vari habitat della regione troviamo agavi, cactus, mesquite (Prosopis juliflora), amaranti, pini, pado, noci, yucche, fagioli e svariate altre. Le popolazioni locali ne usava, e ne usa ancora, frutti, semi, foglie, radici e cortecce come cibo e medicinali, o per trasformarli in utensili ed altri prodotti utili.

La fauna è ugualmente varia: vi sono zone ove abbondano cervi, antilopi e conigli, che costituivano importanti fonti di proteine animali e di materie prime come tendini, ossa e pelli. Si cacciavano anche animali di grossa taglia, come alci e bisonti, e numerosi animaletti che popolano i vari habitat come roditori, rettili ed insetti.

La Cultura Anasazi si formò in queste condizioni ambientali.

Alla loro prima comparsa come gruppo distinto, circa 2500 anni fa, non erano né gli unici, né i primi agricoltori della zona che vivessero in villaggi, ma essi fiorirono in modo tale da divenire, in breve tempo, la cultura più vasta e meglio conosciuta di tutto il Sud Ovest.

Non sappiamo come chiamavano se stessi e c’è pure da dubitare che si autodefinissero in un’unica collettività. Non furono mai politicamente uniti: parlavano almeno sei lingue incomprensibili tra loro ed è improbabile che fossero omogenei da un punto di vista etnico. Il loro nome deriva dalla corruzione inglese di una parola usata dagli indiani Navajo relativa alle numerose rovine in pietra e muratura abbondanti nel territorio di Four Corners.

E’soggetto di discussione se l’originale termine navajo significhi “gli antichi” o “i nemici dei nostri antenati”; in entrambe i casi la parola “Anasazi” non fu mai usata dai gruppi etnici del popolo che ora è così identificato.

Le rovine degli insediamenti Anasazi si trovano sparse in tutto il territorio della loro antica patria.

Gli archeologi individuano diversi centri regionali; tra questi i più importanti sono la Valle del Rio Grande e il Chaco Canyon nel New Mexico, l’area Cibola – Little Colorado fra il New Mexico e l’Arizona, la regione di Mesa Verde fra il Colorado e lo Utah, la regione di Kayenta in Arizona.

Le numerose tribù attuali che di indiani Peblo che vivono ancora oggi lungo i confini meridionali, orientali ed occidentali dell’altopiano del Colorado sono discendenti degli Anasazi; l’altro grande gruppo etnico oggi stanziato nella zona, i Navajo, non lo sono.

Gli Anasazi, come la maggior parte delle popolazioni indigene dell’America Settentrionale, non ebbero alcuna storia scritta ed in tal senso furono propriamente preistorici.

Quindi la conoscenza che noi abbiamo di loro è ampiamente deduttiva e deriva da tre fonti primarie indipendenti: la prima è costituita dai reperti archeologici della loro cultura e civilizzazione, la seconda dalle relazioni scritte degli esploratori spagnoli del XVI secolo, che ebbero molteplici contatti con loro, e la terza dalle tradizioni dei loro discendenti, gli indiani Pueblo.

Esistono migliaia di siti archeologici Anasazi, che spaziano dall’accampamento (utilizzato anche da un’unica persona per una sola notte) ai villaggi in pietra ed adobe con centinaia di stanze, utilizzati ininterrottamente per secoli.

La maggioranza dei siti rientra però nella media tra questi due stremi: si presentano infatti con diverse costruzioni di poche dozzine di stanze abitate solo per poche generazioni e poi abbandonate per i più svariati motivi.

Oltre ad alcune particolarità architettoniche, sono caratteristici gli oggetti ivi ritrovati in pietra, ceramica, conchiglie ed ossa. Si sono rinvenuti abbastanza di frequente oggetti esotici provenienti da regioni molto distanti e non sono rari i resti di scheletri umani.

Inoltre, dove l’aridità e la cultura lo permettevano, sono pervenuti sino ad oggi materiali deperibili e fibrosi come stoffe tessute, cordami, cesti, legni e cuoio lavorati ed anche generi alimentari essiccati.

Le testimonianze archeologiche ci forniscono notevoli informazioni sulle popolazioni Anasazi, dandoci una buona idea delle loro caratteristiche fisiche, della vita media, dell’alimentazione e della loro salute.

Siamo ben informati sulle tecniche artigianali ed in minor grado sulle attività economiche, sociali e politiche connesse all’uso ed alla fabbricazione dei manufatti. Infine i reperti archeologici forniscono parecchi indizi sulla loro vita intellettuale, fornendoci una certa idea dei loro valori e dei loro sistemi filosofici, religiosi ed estetici.

Le testimonianze storiche sugli Anasazi cominciano nel XVI secolo, quando i conquistatori spagnoli li contattarono per la prima volta. Negli anni 1530-40 gli Spagnoli vennero a sapere dell’esistenza di gruppi isolati di agricoltori abitanti in villaggi, che vestivano di cotone tessuto (e per questo ritenuti civilizzati dagli Spagnoli) che vivevano all’estrema frontiera settentrionale del Mexico.

Dal 1540 al 42 il governo spagnolo inviò una grande spedizione al comando di Francisco Vasquez de Coronado ad esplorare il territorio degli Anasazi.

Le cronache e le lettere scritte dai membri di quel contingente di uomini sono le più antiche testimonianze dirette che abbiamo del mondo Anasazi, una fonte di incalcolabile valore storico che ci permette di perfezionare le nostre interpretazioni dei dati archeologici e colmare, almeno in parte, il periodo tra preistoria e storia.

Nei cinquant’anni successivi alla spedizione di Coronado il paese Anasazi fu visitato più o meno ufficialmente da diversi, piccoli contingenti spagnoli, la maggior parte dei quali lasciò cronache, lettere ed anche disposizioni legali su aspetti della vita e della cultura Anasazi.

A volte, mentre i compagni si ritiravano, veniva lasciato sul posto qualche prete cattolico con indiani Messicani come ausiliari, ma l’influsso di questi residenti stranieri fu relativamente minore, né essi lasciarono alcun resoconto delle loro avventure.

Pare che gli indiani Messicani fossero generalmente assimilati dagli Anasazi, mentre i preti sopravvivevano raramente per più di qualche mese. Solo nel 1598 fu nuovamente inviata una spedizione spagnola autorizzata a colonizzare il paese Anasazi al comando di Don Juan de Onate.

La spedizione di Onate nella valle del Rio Grande segna sia l’inizio della presenza permanente europea nel sud ovest, sia la fine dell’era degli Anasazi. Gli esploratori spagnoli chiamarono gli Anasazi “Peblo” il cui significato è “abitatori di villaggi”, per distinguerli da altre popolazioni native della frontiera settentrionale del Messico, che gli spagnoli consideravano selvaggi.

Così il nome Peblo si consolidò ed è ancora oggi usato da 19 tribù moderne nell’autodefinirsi collettivamente.

Sotto molti aspetti tutti i gruppi Pueblo sono simili ed è evidente la loro discendenza dagli Anasazi.

Ha perciò una certa validità storica e culturale l’interpretare i modelli di vita degli Anasazi per analogia con gli usi documentati dei Pueblo; queste tribù sono in effetti popolazioni separate, ognuna distinta dalle altre, e questo suggerisce ancora un’altra analogia: come i Pueblo, anche gli Anasazi erano una collettività solo nei confronti dei loro vicini, ma tale collettività era formata da molte comunità distinte. L’interesse per gli Anasazi è rimasto sopito per secoli.

I Pueblo ed altre tribù locali conoscevano generalmente, e a volte in modo dettagliato, chi aveva da tempo abbandonate le rovine che disseminavano i loro territori; conservavano tradizioni sugli Anasazi dopo oltre due secoli di dominio spagnolo e cinquant’anni di indipendenza messicana.

Ma per la maggior parte di tale periodo il sud ovest fu oppresso dalla povertà, pertanto i contadini e gli abitanti dei villaggi , sia Pueblo che spagnoli, soffrirono terribilmente di epidemie, e furono spesso oggetto di razzie dei semi nomadi vicini , che occupavano ormai una gran parte dell’antica patria originale degli Anasazi.

Occorrevano pace, sicurezza economica, stabilità politica e benessere prima che potesse svilupparsi l’interesse scientifico per gli Anasazi. Tali condizioni non si realizzarono prima della metà del XIX secolo, quando, in seguito alla guerra del 1846 tra il Messico e gli Stati Uniti, l’intero sud ovest fu ceduto a questi ultimi.

Solo per tale circostanza politica gli studi sugli Anasazi divennero un’iniziativa anglo-americana, con procedure di ricerca e metodi nord americani, piuttosto che messicani. Il sud ovest divenne il principale campo di ricerca in cui si sviluppò l’archeologia e l’etnologia statunitense.

In assenza di storia scritta, l’archeologia vi diventò una disciplina più antropologica che storica: suo scopo manifesto fu “l’etnologia del passato” piuttosto che la ricostruzione storica, e i villaggi Pueblo, così come gli indiani Pueblo, divennero più utili a quella che a questa.

Da un certo punto di vista occorreva studiare il comportamento dei Pueblo per poter meglio comprendere il sistema socio culturale degli Anasazi; intanto i discendenti di costoro erano spettatori coinvolti o ignari, o stupefatti, spesso sfruttati, da questi stranieri che studiavano i loro antenati.

Come si è prima accennato sono oggi 19 le tribù di indiani Pueblo per un totale di circa 60.000 persone.

Queste popolazioni sono riuscite a mantenere con successo i loro valori e le loro istituzioni religiose e sociali di derivazione Anasazi e tutto questo malgrado 400 anni di dominazione europea e globalizzazione imperante.

Quando Coronado giunse nel Sud Ovest trovò la maggior parte dei villaggi Pueblo localizzata lungo il margine orientale e meridionale dell’Altopiano del Colorado.

La patria originaria degli Anasazi era stata abbandonata da tempo e veniva occupata ora da rare bande disperse di raccoglitori, antenate delle tribù di Apache e Navajo e forse anche dei Paiute e Ute.

Qualche villaggio Pueblo che egli visitò, oggi ancora utilizzato, era allora già allora abitato da centinaia di anni. Le stime demografiche effettuate dai moderni antropologi americani sostengono che, nel massimo della loro espansione e sviluppo, l’insieme delle comunità Anasazi arrivasse a contare da cento a centocinquantamila persone; un altro dato interessante rileva che alcuni tra i più grandi insediamenti potessero arrivare a comprendere nell’area urbana anche sino a 15.000 persone.

Ogni comunità Anasazi era essenzialmente indipendente, basata su un’economia agricola di sussistenza ed a regime teocratico. L’autorità era gestita dagli anziani del gruppo e le società erano, almeno teoricamente, egualitarie in campo economico e sociale.

Tutti i membri della comunità erano attivamente partecipi della vita religiosa ed i rituali erano generalmente diretti al mantenimento di un’armonia con la natura che si manifestava nelle piogge periodiche, nei successi agricoli, e nella buona salute.

La religione permeava ogni cosa. I villaggi potevano essere mappe cosmiche e riflettere le costellazioni celesti.

I colori, i numeri e gli animali erano sacri e facevano parte di un insieme universale ove tutto aveva un posto e un senso. Era preghiera non soltanto quella di un individuo verso il Superiore ma anche la bellezza stessa delle piante, degli animali e del paesaggio.

I disegni sul vasellame e i ricami sui tessuti, come i graffiti parzialmente astratti di nubi, fulmini, astri, animali e uomini facevano parte di una ritualità complessa ed articolata, di cui purtroppo molto ci sfugge.

Avevano molta importanza alcune divinità chiamate “Kachina”, impersonate, nel corso di funzioni rituali, da danzatori mascherati che esistono ancora oggi.

E ancora oggi presso gli indiani Pueblo i “Kachina” sono personaggi complessi: si identificano con gli antenati, i bambini nati morti, e gli “Uomini Nuvola” – che controllano il tempo meteorologico e la fertilità-.

Ma, al di là del campo metafisico, i “Kachina” hanno un’influenza sociale determinante; toccano tutti gli aspetti della vita comunitaria là dove tutti gli individui debbono partecipare alle Società Kachina. Secondo recenti ricerche i Kachina sono stati introdotti presso gli Anasazi da penetrazioni culturali Mesoamericane: infatti essi hanno molto in comune con le potenti divinità della pioggia “Tlaloc “ adorate nel Messico occidentale (presso i Toltechi, gli Aztechi e altri gruppi Mexica) e i “Chaak” (presso i Maya).

I graffiti parietali rappresentanti i Kachina sono del tutto assenti prima del 1300 a.C. ma diventano numerosissimi da questo momento in poi.

E’curioso che il mito della nascita dell’umanità abbia caratteristiche univoche presso le popolazioni del Nord America, comprendendo anche le popolazioni Anasazi e Pueblo. Gli uomini sono inizialmente informi, incompleti, grezzi. Essi si evolvono e diventano più umani e più completi ad ogni stadio di risalita verso la luce.

Secondo le antiche leggende la risalita di questa proto umanità comprese tre livelli sotterranei (o mondi inferiori) per giungere finalmente al quarto livello, il piano dei viventi.

Ma nel diventare più completa e umana la gente ha perso la capacità di comunicare con gli animali e gli esseri soprannaturali: sciamani, stregoni e curatori tentano quindi, con l’uso di riti esoterici, di sostituire queste relazioni un tempo ordinarie, diventando così sempre più importanti per il mantenimento o il ristabilimento dell’armonia con tutte le cose essenziali, per il buon esito della vita.

Le Entità Supreme sono la Madre Terra ed il Padre Sole o Padre Cielo.

 Le leggi di successione erano universalmente importanti e regolavano la posizione sociale, i matrimoni, l’appartenenza a società religiose e l’uso dei terreni agricoli. Anche il sesso era importante nel regolare la società che era divisa in maschile e femminile con compiti, impegni e doveri ben precisi.

Le stoffe erano tessute e dipinte dagli uomini mentre la fabbricazione e la decorazione delle ceramiche era compito femminile. Stoffe, vasellame, pelli conciate, turchesi, materiali grezzi e surplus alimentare venivano commerciati anche a centinaia di chilometri dai luoghi di produzione ed in tutte le direzioni.

Si hanno ritrovamenti di vari articoli di produzione Anasazi dai territori intorno ai grandi laghi sino al mondo Azteco.

Anche la conoscenza rituale aveva il suo valore economico.

La maggior parte dei villaggi era costituita da poche costruzioni contigue le une alle altre, di vari piani, edificate su terrazzamenti artificiali; alcune avevano centinaia di stanze disposte attorno a grandi piazze che accoglievano imponenti strutture rituali dette “Kiva” che costituivano il cuore della vita comunitaria.

A seconda dei materiali disponibili le costruzioni erano di muratura a secco, ma intonacata, o di adobe.

Molte avevano carattere difensivo, costruite in cima ad alti dirupi, con poche aperture verso l’esterno e stretti accessi alle abitazioni anche dall’interno delle mura. La difesa era a cura dei membri delle Società Guerriere.

Non vi era un atteggiamento univoco nei confronti della violenza; erano popolazioni sostanzialmente pacifiche , pur esaltando esse l’abilità dei guerrieri. Nei villaggi erano immagazzinati periodicamente quantitativi di cibo ed acqua sufficienti non solo per resistere ad un eventuale assedio ma anche per sopravvivere alle carestie causate dalla siccità, che a volte poteva durare anche parecchi anni.

Una delle teorie più accreditate ritiene che l’abbandono di importanti insediamenti Anasazi sia dovuta a periodi di siccità estremamente prolungati; la popolazione doveva così spostarsi e, probabilmente, dividersi in gruppi minori al fine di potere ottenere sufficienti risorse alimentari in altri aerali.

 

di Beppe Fornara

 

 

Bibliografia

 

Anasazi – Corpus Precolombiano – Jaca Book 1990

 

Primi Americani – Corpus Precolombiano – Jaca Book 1997

 

Atlante dell’Antica America – Ist. Geografico de Agostini 1987