Andalusia

Colori, profumi, musica, flamenco e corride. Un angolo di Africa in terra di Spagna da vivere senza sosta: benvenuti in Andalusia.

Cieli azzurri e luce caliente, colori intensi e intensi profumi di fiori, di erbe. È l'Andalusia, ragazzi, terra di musica, corride e flamenco, terra di Spagna, aspra e dolce, dolce e aspra, e pur sempre bellissima, vera, autentica, robusta. Quaggiù, in fondo alla grande penisola, convivono spiagge dorate e catene di monti, dolci distese di ulivi e delicate suggestioni esotiche. L'Africa è dietro l'angolo e ovunque saltano agli occhi tracce di cultura araba, meravigliosa e raffinata, la Giralda di Siviglia, la Mezquita di Cordova, l'Alhambra di Granada, luoghi dell'anima, tracce di un antico passato di gloria.

L'Andalusia è come ve la immaginate, non vi deluderà mai, non delude mai i turisti che arrivano numerosi da ogni parte del mondo. Le donne hanno spesso origini gitane, e spesso hanno un fascino irresistibile, e nei locali, appesi alle pareti, fanno bella mostra di sé le mantiglie dei toreri, le corna dei tori e le locandine delle corride, vecchi e nuovi trofei di una passione autenticamente popolare.

L'Andalusia è come ve la immaginate, ma è anche qualcos'altro, qualcosa di più, perché questa regione della Spagna ha conosciuto negli ultimi anni un veloce processo di modernizzazione. Modernità e tradizione vivono felicemente insieme: gli impianti ad alta tecnologia convivono con i riti più arcaici, le corride con i rave party, la musica techno con il flamenco. E poi gli andalusi restano sempre, perdonate l'ovvietà, andalusi.

La loro concezione del tempo la potremmo definire, senza esagerare, quantomeno "elastica". La vita scorre lenta, rilassata, tranquilla. In tutta la Spagna gli orari sono spostati in avanti, e di molto, rispetto all'Italia, ma qui hanno ritmi loro, sono andalusi, e dall'una alle cinque del pomeriggio tutto sembra arrestarsi, le uniche attività permesse sono pranzi che non finiscono mai e lunghe sieste.

La ragione è molto semplice, e basta guardare una carta geografica del bacino mediterraneo per rendersene conto: in Andalusia fa caldo, talvolta un caldo terribile, appiccicoso, che ti toglie il respiro, che ti impedisce il sonno. Quando ci siamo andati noi, nella seconda metà di gennaio, verso le 3 del pomeriggio c'erano più o meno 20 gradi, ma d'estate si superano anche i 40, e l'unico conforto è l'aria condizionata perché neppure il tramonto porta con sé il sospirato sollievo.

Si vive tardi in Andalusia, anche di sera, anche di notte. Se non volete cenare da soli, non andate mai al ristorante prima delle 22. I locali più cool aprono tra mezzanotte e l'una, ma se vi presentate prima delle 3 siete out, niente storie. Si va a letto tardi, tra le 7 e le 8, e d'accordo che di solito tutto ciò accade tra il giovedì e il sabato, ma rimane per noi un mistero comprendere come facciano a tenere questi ritmi così gagliardi, come facciano a vivere la vita così intensamente. Domandarlo a loro è inutile, l'unica risposta che si ottiene è un'alzata di spalle e un sorriso a 32 denti.

L'Andalusia è bella, bellissima, e ci sono almeno tre città che dovete assolutamente visitare, tre musei all'aria aperta: Siviglia, Cordova, Granada.  Siviglia è il capoluogo di regione e la città più eccitante dell'Andalusia. Il suo centro è un labirinto di antiche stradine, nelle quali è bello perdersi e accorgersi che nell'ex quartiere ebraico di Santa Cruz, a El Arenal, a Triana e nella Macarena si vive ancora come si viveva una volta nei paesini di provincia. Fermarsi per una cerveza o per un piatto di tapas è come tornare indietro nel tempo, a una Spagna antica e rurale, povera e fiera. E se le giornate scorrono veloci visitando i meravigliosi monumenti (la Giralda, la Cattedrale gotica, l'Alcázar moresco, Plaza de Toros, la Torre de Oro...), le notti saranno assai eccitanti, centinaia di locali sono lì che vi aspettano e vi condurranno per mano alle prime luci dell'alba.

Circa 140 km a nord est di Siviglia c'è la deliziosa Cordova, città che circa 1.000 anni fa, quand'era residenza dei califfi ommayyadi, aveva quasi un milione di abitanti. Oggi ne ha 300 mila e un aspetto al tempo stesso provinciale e sofisticato. Una visita della Mezquita e del quartiere della judería, che l'Unesco ha dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità, è assolutamente necessaria, il periodo migliore va da metà aprile a metà giugno quando fioriscono gli incantevoli patios e si svolgono le più importanti fiestas. Evitate, se potete, luglio e agosto, perché le temperature raggiungono anche i 45° e la vacanza rischia di diventare un incubo a occhi aperti.

Ancora più a est, a 685 metri sul livello del mare, ai piedi delle cime della Sierra Nevada sempre piene di neve, c'è Granada con il suo palazzo-fortezza dell'Alhambra, il monumento più visitato di Spagna, autentica meraviglia di eleganza e raffinatezza. Soltanto 8.000 fortunati al giorno possono visitarla e dunque, in certi periodi dell'anno, senza prenotazione non c'è nulla da fare, neppure un santo in Paradiso riuscirebbe a farvi entrare. Ma da vedere, a Granada, c'è molto altro ancora, la città vecchia è disposta su tre colli: oltre a quello dell'Alhambra ci sono l'Albaicín, il vecchio quartiere arabo, e il Sacromonte, dove secoli fa s'insediarono i gitani, una delle culle del flamenco. Oggi i gitani non abitano più qui e le grotte lungo la via principale, il Camino de Sacromonte, ospitano locali di flamenco che vi spenneranno vivi. Ma se avrete l'abilità di evitare le classiche trappole per turisti, vi accorgerete che questa musica sta vivendo un momento magico.

Centinaia di giovani arrivano da tutto il mondo a Granada e in tutta la regione per studiarla, e le nuove generazioni di andalusi la considerano, a ragione, una parte fondamentale del proprio patrimonio culturale. E se volete far colpo su una ragazza del posto, guai a voi a confondere la sevillana con il cante jondo, essenza del flamenco puro. Il rischio è di andare in bianco.