Aosta romana e medioevale

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Fondata dai Romani nel 25 A.C. - all'inizio dell'età augustea - col nome di Augusta Praetoria. La colonia, edificata nei pressi della confluenza del torrente Buthier col fiume Dora, è un modello esemplare di urbanistica. Per l'importanza dei resti romani ancora visibili, Aosta venne definita la Roma delle Alpi. Della città romana Aosta conserva importanti monumenti quali l'Arco d'Augusto, la Porta Pretoria, il teatro, Il criptoportico forense, la cinta muraria quasi interamente conservata. L'impianto urbanistico, rigidamente ortogonale, che suddivideva la città in insulae, è ancora oggi riconoscibile nel tessuto urbano attuale.

Dopo 24 anni di delicati restauri è nuovamente visibile in tutta la sua imponenza, la monumentale facciata meridionale del teatro romano di Aosta, alta ben 22 m., scandita da robusti contrafforti ed alleggerita da 4 serie di aperture sovrapposte. L'opera venne realizzata probabilmente in una fase successiva alla fondazione della città e venne ampliata ulteriormente nei secoli successivi. La cavea è inscritta in un recinto rettangolare che si suppone sostenesse una copertura. L'edificio pubblico era di notevoli proporzioni, si stima infatti che la cavea potesse ospitare oltre 3.000 spettatori, a testimonianza della grande importanza della città in epoca romana.

La città conserva interessanti vestigia del medioevo, in particolare la collegiata di Sant'Orso, probabilmente il più importante complesso monumentale della città.

Al suo interno spicca lo straordinario chiostro istoriato romanico, risalente al 1132. La chiesa dei SS Pietro e Orso venne ripetutamente trasformata nel corso della sua storia. Sui resti di una basilica paleocristiana venne edificata una nuova costruzione in epoca carolingia, sostituita a sua volta, intorno all'anno mille, da una grande chiesa romanica a tre navate, con le pareti completamente affrescate. Verso la fine del XV secolo, per volontà del grande mecenate Giorgio di Challant, la chiesa subì importanti trasformazioni tese a conferire alla costruzione un aspetto tardo gotico. In particolare vennero costruite delle volte a crociera, al di sopra delle quali sono ancora visibili, eccezionalmente ben conservati, gli affreschi romanici degli inizi dell'XI secolo. Tra le numerose trasformazioni quattrocentesche, spiccano gli stalli lignei del coro, magnifico esempio di scultura del gotico flamboyant. Sul sagrato si affacciano il massiccio campanile del XII secolo, che in origine era una torre con funzione difensiva; il Priorato, raro esempio di impiego del cotto in Valle d'Aosta; un tiglio plurisecolare; la piccola chiesa sconsacrata di San Lorenzo, al di sotto della quale è possibile visitare un'interessante basilica paleocristiana del V secolo, disseminata di tombe tra cui quelle dei primi vescovi della diocesi.

La cattedrale di Aosta racchiude 16 secoli di storia e di arte. Recenti scoperte mostrano come molteplici cantieri si siano succeduti in epoche diverse, sovrapponendo o fondendo stili diversi, fino a formare un'opera originale e complessa. Prima una chiesa paleocristiana, più volte modificata nei secoli successivi, poi la grande cattedrale romanica edificata attorno all'anno mille, poi le importanti variazioni trecentesche prima di giungere alla profonda trasformazione operata in epoca tardo gotica. Ulteriori apporti in stile barocco e neoclassico ne hanno infine definito l'aspetto attuale.

Da alcuni anni è possibile visitare su prenotazione, accompagnati da una guida turistica, gli scavi archeologici al di sotto del pavimento attuale. Questa visita consente di ripercorrere l'evoluzione di questo edificio di culto dal IV all'XI secolo, dalle trasformazioni operate su una ricca domus romana per accogliere una prima comunità di cristiani, fino alla cattedrale romanica del mille. Sempre su prenotazione è visitabile anche il sottotetto dove, al di sopra delle volte tardo gotiche, sono visibili gli stupendi affreschi romanici datati primo quarto dell'XI secolo, splendidamente conservati.

A ridosso della Cattedrale, nascosto e sconosciuto ai più, vi è un chiostro quattrocentesco, splendida espressione del tardo gotico, caratterizzato dall'alternanza di diversi materiali. Molto interessante è la combinazione di elementi cilindrici e poligonali, collocati in modo da produrre un sorprendente effetto visivo, carico di complessi significati simbolici.

A fianco del sagrato della Cattedrale, è visitabile il criptoportico forense, imponente struttura semi ipogea che concludeva in maniera monumentale il lato settentrionale della grande spianata forense, regolarizzando la pendenza naturale del terreno. Questa lunga doppia galleria con volta a botte rappresentava un prolungamento del porticato del Foro, proteggendo dalla neve durante l'inverno e dal caldo in estate. Si ritiene avesse impieghi legati alle vicine attività civili e commerciali. In una fase più tarda alcune emergenze archeologiche fanno ritenere un suo uso come magazzino.

La visita, di grande interesse e suggestione, consente anche di osservare scorci della basilica paleocristiana e parte delle strutture della cattedrale romanica, addossate al criptoportico.

Il popolamento della Valle d'Aosta è antico: la regione è stata colonizzata verosimilmente subito dopo l'ultima glaciazione, conclusasi circa 11.000 anni fa. Diversi sono i ritrovamenti preistorici, dal neolitico all'età del bronzo, venuti alla luce.

Alla periferia di Aosta è in corso di sistemazione l'importante sito di Saint-Martin de Corléans, un'area di culto delimitata da un'aratura rituale, con numerose strutture megalitiche, allineamenti di pali, menhir, dolmen e stele antropomorfe, risalente a 5.000 anni or sono.

Le torri che scandivano le mura romane di Aosta vennero trasformate in epoca medievale per divenire residenza dei signori locali. Tra le più note vi è la Torre del lebbroso, resa celebre da un racconto del savoiardo Xavier de Maistre, realmente ispirato al lebbroso Pietro Bernardo Guasco che vi fu a lungo rinchiuso.

LA VIA DELLE GALLIE

Poco noto, ma di grande importanza storica ed architettonica, è il castello di Bramafam, costruito sulla Porta principalis dextera della cinta romana, che fu dimora dei Visconti di Aosta fino al 1295. E' costituito da una grande torre cilindrica, alta quasi 25 m e con un diametro di 9,60 m - primo esempio nella nostra regione di questo tipo di struttura difensiva - e da un grande corpo rettangolare con eleganti bifore.

La strada consolare delle Gallie, costruita negli anni immediatamente successivi alla conquista della regione e all'edificazione di Augusta Praetoria, attraversava l'intera Valle d'Aosta. Ad Aosta si biforcava per raggiungere ad ovest l'Alpis Graia (oggi Piccolo San Bernardo) e a nord il Summus Poenino (oggi Gran San Bernardo). La strada romana, di larghezza regolare di circa 4 m, procedeva per segmenti rettilinei per la difficoltà di curvare dei carri dell'epoca. Il tracciato si sviluppava sulla sinistra orografica della Dora, più soleggiata e quindi maggiormente sgombra dalla neve. Allo sbocco delle valli laterali, una serie di ponti permetteva di superare gli impetuosi torrenti che scendono dalle montagne. Alcuni ponti romani sono tuttora transitabili mentre di altri rimangono resti significativi. Il più impressionante è sicuramente quello di Pont-Saint-Martin che supera il torrente Lys a 23 m di altezza. Con la sua arcata unica di 36 m è il più lungo ponte romano ancora integro. L'imponenza di queste opere, destinate certo a durare nel tempo, testimonia indubbiamente anche la volontà di impressionare ed incutere rispetto.

Numerosi tratti della strada romana, rimasta in uso ancora nel medioevo, sono visibili in vari punti della regione, in particolare dove la valle si faceva più stretta ed impervia. Spettacolare è il tratto di strada tra Donnas e Bard dove, per superare un tratto roccioso a fianco della Dora, i romani hanno ricavato la sede stradale scalpellando un imponente tratto di roccia. Un contrafforte ad arco rivela il profilo originale della parete e testimonia l'opera ciclopica che furono capaci di realizzare. Un altro passaggio suggestivo è quello di Pierre Taillée, oltre Runaz in direzione del Piccolo San Bernardo. Qui la stretta gola è superata con una serie di ardite sostruzioni, alternate a tratti ricavati nella roccia viva.

CASTELLI IN VALLE

In Val d'Aosta esistono numerosi manieri, sparsi in tutto il territorio regionale, che offrono una panoramica completa dell'architettura civile e militare medievale. Dalle massicce torri risalenti all'inizio del secondo millennio, ai primitivi castelli del XII-XIII sec., alle complesse fortificazioni tre-quattrocentesche, fino alle raffinate residenze cortesi di inizio Cinquecento, la Valle d'Aosta consente di effettuare un viaggio attraverso i lunghi secoli dell'età di mezzo, ripercorrendo l'evoluzione delle tecniche militari, e riconoscendo i mutamenti economici, storici e culturali.

Il castello di Fènis, giustamente il più  noto fra i manieri valdostani, è uno dei massimi esempi dell'architettura militare e civile dei secoli XIV e XV. La struttura, estremamente complessa, è il risultato di successivi interventi, eseguiti principalmente dal XIII al XV secolo, ad opera della più importante famiglia nobile della regione: gli Challant. L'esterno del castello, dall'aspetto austero e quasi repulsivo, è un'autentica summa delle tecniche difensive dell'epoca: una doppia cortina di mura merlate, torri prismatiche e cilindriche munite di caditoie e feritoie. L'interno, invece, terminato all'inizio del '400, ha un aspetto raffinato, quasi una residenza cortese, segno dell'agiatezza e della cultura dei suoi inquilini. In particolare gli affreschi del cortile e della cappella privata, realizzati dalla bottega di Giacomo Jaquerio, sono di altissimo valore artistico. Tutto il complesso è disseminato di simboli: alcuni autori hanno osservato come persino il percorso di accesso alla dimora si possa leggere come un autentico viaggio iniziatico.

Ad Issogne, quello che dall'esterno appare come un semplice palazzo, cela al suo interno una splendida dimora cortese, miracolosamente conservata nel suo aspetto cinquecentesco. Il castello, costruito su di un sito abitato sin dall'epoca romana, ha origini antiche: già nel XII secolo è documentata una torre appartenente al vescovo di Aosta.  Divenuta in seguito proprietà della famiglia Challant, si ingrandì a più riprese finché a fine '400, per opera del canonico Giorgio di Challant, personaggio colto e raffinato, i vari corpi di fabbrica furono riuniti a formare un complesso più omogeneo. Vennero realizzati dei loggiati, affrescato il cortile ed alcune sale interne, ampliata la cinta muraria per contenere un giardino.

Gli affreschi sulle lunette del porticato del cortile del castello di Issogne, realizzati a cavallo fra '400 e '500, raffigurano scene di vita quotidiana e rappresentano un'eccezionale testimonianza dell'epoca. Queste pitture, da sole, valgono una visita. Gli interni conservano soffitti e parte degli arredi originali. Notevole anche la cappella, con un magnifico altare gotico a sportelli, e la cosiddetta sala di giustizia, completamente affrescata. Tutte le pareti del maniero sono ricoperte di iscrizioni, graffiti e disegni realizzati dagli ospiti del castello nel corso di quattro secoli. Motti, citazioni, notizie di avvenimenti, frasi amorose o scurrili, cosiituiscono un insieme curioso ed una fonte documentaria di enorme valore storico.

Alla sommità del picco roccioso che sovrasta il paese, si erge maestoso il castello di Verrès, perfetto esempio di castello monoblocco. Fatto costruire da Ibleto di Challant intorno al 1390, per la sua mole imponente - un cubo di 30 m di lato - questo castello doveva rispecchiare la potenza ed il prestigio del suo costruttore, che nella sua carriera ricoprì incarichi prestigiosi al servizio di tre Conti di Savoia. La struttura è coronata da beccatelli tra i quali si aprono caditoie per la difesa piombante. La merlatura a coda di rondine è coperta da un ampio tetto. Il corpo dell'edificio è strutturato attorno al cortile quadrato, all'interno del quale sale un monumentale scalone ad archi rampanti. La regolarità della pianta, le decorazioni limitate agli elementi in pietra - finestre, portali, camini - sottolineano il carattere militare della piazzaforte (la famiglia possedeva anche il castello di Issogne, dimora ben più confortevole). Nel 1536 Renato di Challant fece adattare il maniero all'impiego di moderne artiglierie, facendo costruire massicci bastioni esterni.

Di Beppe Fornara