ASWAN e i suoi governatori (principi e capi militari)

Aswan

Scorrendo verso nord, appena passato il Tropico del Cancro, il Nilo, incassato tra le terre granitiche e argillose surriscaldate dal clima rovente, scende per un lungo tratto attraverso un caos di rocce anonime e di isole famose (Biggeh, Sehel, ecc.) ed ecco Aswan, la città sulla riva, dal clima caldo ma molto secco, ove si viene ancor oggi a respirare una atmosfera estremamente salubre. Sull’ultimo scoglio della cateratta prosperava in epoca faraonica “la città nel cuore dell’onda”: Elefantina, il cui dio Khnum (corpo umano maschile e testa di ariete con corna ritorte e orizzontali) era signore di tutta la zona delle rapide della Prima Cateratta, accompagnato dalle dee Satet e Anuket. Il suo centro di adorazione era proprio la zona di Aswan ove era considerato anche “Il Guardiano delle Sorgenti del Nilo”. Per gli Egizi era anche il creatore del genere umano, “Il Grande Vasaio”che modellava sulla ruota da vasaio l’umanità, di generazione in generazione. Era pertanto anche il protettore dei vasai. Con il processo di “solarizzazione delle divinità più importanti del pantheon egizio” rivestì anche la forma divina di Khnum-Ra. Il suo culto si diffuse più tardi anche nelle province di Mendes ed Hypselis. La Dea Satet, “La Portatrice di Acqua”, protettrice dell’Isola di Elefantina, era raffigurata in forma di donna con la tiara bianca dell’Alto Egitto, munita di corna.

La Dea Anuket , “La Signora dell’isola di Sehel” presso Aswan, aveva aspetto umano e femminile con uno particolare copricapo di piume. La sua origine era probabilmente nubiana. Ebbe un santuario locale, unitamente agli altri membri della triade (Khnum e Satet), del quale restano solo poche rovine. Gli Antichi Egizi credevano che in quella zona esistesse la “Sacra Voragine” che dava origine alla piena del Grande Fiume, spargendo, nella sua inondazione, il limo fertilizzante sulla terra. Da Elefantina dipendevano le cave orientali che fornivano il granito molto pregiato dal colore rosa, rosso o grigio (composto in parti variabili da quarzo, feldspato e mica), ampiamente usato nell’architettura e nell’arte sia in epoca egizia che greco-romana. Il suo nome appare a ogni capitolo della storia politica del Paese in quanto l’insediamento urbano sull’isola, vera e propria fortezza, era posto di dogana, piazza di transito e capoluogo del primo Nomo (provincia) dell’Alto Egitto - probabilmente annesso all’Egitto antico all’inizio del Periodo Dinastico - ove fu sempre presente una nutrita guarnigione militare. Il centro della città e l’area dei templi era nella zona meridionale dell’isola. Sotto la gestione dei principi governatori ed esploratori militari nel percorso verso sud del Nilo, - (le cui tombe sono scavate in profondi ipogei sulla alta collina della riva occidentale, chiamata dagli egizi odierni “La Cima dei Venti”) – i loro ufficiali e soldati praticarono e controllarono il grande traffico commerciale, sia durante l’Antico Regno sia il Medio Regno. Questo nutrito gruppo ben addestrato era il baluardo strategico-difensivo dalle possibili invasioni delle bellicose popolazioni Nubiane. (Con il Nuovo Regno il confine dell’Egitto faraonico si spinse molto più a sud, nell’attuale nord del Sudan e pertanto Elefantina si trasformò in un complesso prevalentemente dedito al commercio - in quanto le importanti guarnigioni militari confinarie vennero trasferite sui nuovi limiti molto più meridionali della dominazione egizia). Era anche il punto di arrivo delle vie carovaniere che si snodavano, via terra, da varie zone della Nubia e dall’attuale Sudan e ripartivano per attraversare le oasi del deserto occidentale (Kharga – Dakhla – Farafra – Bahriya – Siwa ) sino a giungere alle coste del Mediterraneo. Da Aswan partivano anche collegamenti fluviali che, scendendo lungo il Nilo, arrivavano sino al Delta. Il suo nome durante il periodo faraonico era Abu (Terra degli Elefanti) e includeva originariamente sia l’Isola di Elefantina che la città omonima. Il nome Aswan deriva dalla parola egizia Suenet (commercio) che, con il tempo, divenne un altro modo per chiamare la località. Zona estremamente sterile viveva su derrate alimentari che giungevano da zone più a nord o più a sud. L’isola fu abitata in modo continuativo sin dal periodo preistorico. La popolazione neolitica si nutriva prevalentemente del pesce pescato nel Nilo. Non si può raccontare molto dell’insediamento urbano sull’isola, ove stanno continuando gli scavi su costruzioni di varie epoche, molto deteriorate. E’ stato comunque scoperto un importante deposito di statuette votive del periodo proto-dinastico (3150-2686 a.C.), simili a quelle trovate nel sito di Kom el Ahmar (l’antica Ieracompoli). Questo ritrovamento sta ad indicare indirettamente che già in quell’epoca, sull’isola, esisteva un tempio. Altro monumento importante è il tempietto di Heqaib, alto funzionario della VI dinastia - 2345-2184 a.C - ( deificato dopo la sua morte e venerato localmente anche nel periodo del Medio Regno (2040 -1782 a.C.). Da gran parte dei periodi successivi, fino al periodo dell’occupazione romana, ci sono pervenuti solo frammenti di rilievi dei templi della triade delle divinità locali già citate: Khnum, Satet e Anuket, ma non sono rimaste costruzioni rilevanti. Nel 1820, tuttavia, si ha testimonianza che esistessero ancora (praticamente intatti) un piccolo tempio colonnato del faraone Amenhotep III (1386-1349 a.C.) e una costruzione di Tutmosis III (1483-1450 a.C.). Intorno ai resti di un tempio di Alessandro IV (317-305 a.C.) sono state riportate alla luce mummie di arieti sacri al dio Khnum (periodo greco-romano). Le mummie erano vistosamente decorate anche con foglia d’oro e sistemate in sarcofagi di pietra lasciati nei luoghi di sepoltura. Un antico misuratore dell’altezza raggiunta dalle acque nelle piene (il Nilometro) resta ancora aggrappato sul fianco dell’isola. Aswan riveste una certa importanza nella storia della scienza grazie ad un pozzo nel quale i raggi solari cadevano perpendicolarmente nel giorno del solstizio d’estate. L’ateniese Eratostene (276-196 a.C.) - scienziato e studioso accreditato presso il grande centro culturale di Alessandria d’Egitto – calcolò la misura della Terra basandosi su tale fenomeno, secondo un metodo ancor oggi in uso. Le rocce granite della cateratta a sud dell’isola di Elefantina presentano, in molti punti, segni di attività mineraria: la zona delle cave si estende per oltre sei km. I resti più stupefacenti sono un obelisco abbandonato e un colosso in forma mummiforme di un sovrano, quasi ultimato. L’obelisco si è fessurato in corso di estrazione ed è quindi stato lasciato incompiuto sul posto. Non è chiaro invece perché il colosso non sia stato ultimato. Sia sul fiume che nell’entroterra appaiono sulle rocce numerosi antichi graffiti che vanno dal periodo preistorico sino alla dominazione egizia. Il gruppo maggiore è stato scolpito sull’isola di Sehel, tre km a sud di Elefantina. Nell’attuale città di Aswan invece restano veramente pochi resti visibili, probabilmente in quanto in parte i blocchi degli antichi edifici di culto sono stati riutilizzati per costruzioni successive e su quelli rimasti si è edificato altro, nelle epoche successive.

Di fronte all’estremità settentrionale dell’Isola di Elefantina, sul pendio della collina occidentale – chiamata in arabo Qubbet el-Haua (La Cima dei Venti) - , sono disposte in numerose terrazze le tombe rupestri (ipogei) dei principi –governatori e delle grandi personalità di Elefantina risalenti alla parte finale dell’Antico Regno (sesta dinastia) e quelle dei comandanti del Medio Regno sotto la cui guida militari, interpreti ed esattori doganali si occupavano di controllare e regolamentare il traffico commerciale internazionale che passava nell’area. Le antiche, lunghissime scale di roccia che conducono alle tombe risaltano già da lontano e sono costituite da due file parallele di gradini lungo entrambe i lati di una rampa obliqua, sulla quale erano trascinati fino alle tombe, scavate nella roccia viva, i sarcofagi e gli arredi funebri di questi importanti notabili. La fatica di questa salita sarà ricompensata dallo stupendo, grandioso panorama.

Tra gli ipogei di maggior rilevanza possiamo citare:

 

Tomba n. 25 e 26.

25. E’ quella situata più a sud; appartiene al governatore Mekhu (VI din. - 2345-2184 a.C. – Antico Regno) e presenta davanti all’ingresso una coppia di obelischi; nell’atrio 3 x 6 colonne scolpite e, lungo l’asse, un altare a tre gambe mentre sulla parete posteriore, sopra ad alcuni gradini, è collocata una nicchia con una falsa porta. Le figure rappresentano le offerte presentate al defunto raffigurato e scene di lavori nei campi.

La tomba 26 è direttamente contigua a quella precedente ed appartiene al figlio Sabni II, governatore e tesoriere reale. La struttura è analoga: nell’atrio 2 x 6 pilastri, sulla parete posteriore vi è una rappresentazione del defunto con le figlie a pesca e a caccia nelle paludi. E’ anche presente una nicchia con falsa porta nella parete posteriore a sinistra. Le due tombe hanno il cortile in comune al quale accedono però due diverse rampe risalenti dalla pianura alluvionale del Nilo.

Tomba n. 31.

Appartiene al Principe e governatore Sirenpowet II (XII din. – 1991-1782 a.C. - Medio Regno), è una delle più grandi, meglio conservate e più interessanti anche dal punto di vista geologico (grazie a come si possono studiare le stratificazioni della pietra arenaria all’interno delle camere scavate nella roccia). Nell’alta sala a pilastri situata dietro al cortile, di grande effetto architettonico, vediamo a destra una stele votiva in granito ( tre il secondo ed il terzo dei sei pilastri rastremati); sul prolungamento dell’asse una scala sale in un corridoio coperto da una volta a botte con tre nicchie a destra e a sinistra; ciascuna di esse accoglie una statua ricavata dalla roccia raffigurante la mummia del defunto. Davanti alla prima nicchia di sinistra è ritratto il principe, in colori perfettamente conservati, con il figlio, e la sua biografia. Nella parte posteriore si trova una sala contigua più piccola, con quattro pilastri e una nicchia sullo sfondo, nella quale possiamo osservare una delicata scena familiare con il governatore seduto davanti ad una tavola ed il figlio con dei fiori; sulla parete a destra, una scena corrispondente con la madre al tavolo da pranzo. Sulla parete di fondo, infine, il defunto con moglie e figlio che gli rendono omaggio. Molti ritrovamenti di suppellettili di questo grande ipogeo sono sparsi in vari musei del mondo.

Tomba n.34 H.

Costruita per il governatore Khunes nel corso della VI din. – Antico Regno, è una delle strutture più elaborate del sito: il grande salone a otto pilastri presenta importanti scene di lavori artigianali molto ben conservate.

Tomba n.34 N.

Anch’essa costruita durante la VI din. – 2345-2184 a.C. - Antico Regno - per il principe Khuef-Hor: è rinomata per le importanti iscrizioni su entrambe i lati della porta di ingresso. Il proprietario della tomba si vanta del successo di ben quattro viaggi commerciali in Nubia e Sudan; in una lettera di risposta il giovane re Pepi II gli esterna le sue preoccupazioni per il nano che il governatore ha portato con se’ come omaggio per il sovrano. Egli desiderava vedere il nano più di tutti gli altri doni che arrivavano dalla spedizione. Così ordina comunque il re :-“Se egli (il nano) sale con te in nave, disponi in modo che persone affidabili lo sorveglino al parapetto, affinchè non cada in acqua. Quando di notte dorme, disponi che gente affidabile dorma nella tenda accanto a lui e lo controlli dieci volte durante la notte”-. Altrettanto interessante è il racconto di Pepinakht proprietario della tomba vicina, la N. 35, (VI din. – Antico Regno), nella quale sono molto ben descritte le sue campagne militari contro i nubiani e gli abitanti del deserto orientale.

Tomba n.36.

Appartiene al principe governatore Sirenpowet I (XII dinastia – 1991-1782 a.C. - Medio Regno). Una porta decorata con raffigurazioni del defunto conduce nel cortile con sei pilastri verso il fondo, il cui soffitto è crollato. I pilastri sono ricoperti di eleganti rappresentazioni del principe e testi biografici. Sulla parete posteriore, a sinistra della porta che conduce all’adiacente sala a quattro pilastri, vediamo Sirenpowet seguito dal suo portatore di sandali e da due cani: gli vengono presentati alcuni tori, alcuni di essi stanno combattendo tra loro. Nel registro sottostante il governatore è raffigurato sulla sua barca in navigazione mentre trafigge dei pesci con un lungo arpione. A destra, sulla porta, il defunto è seguito da un portatore di archi, un cane e tre dei suoi figli. Più in alto gli stanno di fronte sua moglie, sua madre e due figlie con dei fiori; accoccolate sotto a Sirenpowet sono raffigurate tre cantatrici. La porta al centro della parete posteriore si apre su un atrio con quattro pilastri; dietro uno stretto passaggio, coperto con una volta a botte ribassata, si trova una camera con due pilastri e, al termine dell’asse contrale, la nicchia per il culto del defunto.

La tomba di Kakemet (senza numero, risalente all’epoca di Amenhotep III - 1386-1349 a.C. - Nuovo Regno) è molto spostata verso nord est e presenta un cortile a sei pilastri con una scena del giudizio della sua anima davanti al dio Osiride, un lamento funebre e il defunto davanti alla sacra giovenca – la de Hathor dell’Occidente- . Di fronte sono raffigurate donne in lutto vicino alla mummia. Il soffitto dell’atrio è splendidamente dipinto con raffigurazioni di uccelli in volo e spirali con teste di toro, che ricordano molto quelle cretesi. Sui pilastri, il defunto che rende omaggio a vari dei.

Nuovi scavi sono in corso da anni, in quanto si è trovata una terza fila di tombe di dignitari e governatori.

Egitto – Emma BrunnerTraut – Edizioni Futuro.

Viaggio nell’Egitto dei Faraoni – Ist. Geografico de Agostini.

I Faraoni – Peter A. Clayton – Ed. Giorgio Mondadori.