Castelli della Loira

180_diario_franciaNel tardo Medio Evo e per tutto il Rinascimento, quando la Corte di Francia non era stanziale, la valle della Loira si popolò di castelli sempre più belli e monumentali, dove abitavano spesso - anche per periodi relativamente lunghi - i re e tutto il loro numeroso seguito. Così e anche per tanti importanti avvenimenti che vi ebbero luogo, questi castelli (ora una delle principali attrazioni turistiche francesi) entrarono a far parte della storia di Francia. Ed essi sono ora i protagonisti dell'interessante volume "La vita quotidiana nei castelli della Loira nel Rinascimento" di Ivan Cloulas. Oltre che quanto traspare dal suo titolo, il libro offre una storia di quei castelli e un sommario spaccato della storia francese di circa due secoli, da Carlo VII e Enrico III, praticamente quindi il Quattrocento e il Cinquecento.

Gli scopi anche difensivi dei primi castelli nella valle della Loira sono dimostrati dai loro aspetti di vere e proprie fortezze. Tra questi Mehun, Chinon e Loches, tutti e tre legati a Carlo VII, che vi risiedette a lungo, quando era ancora viva la guerra dei Cent'anni e buona parte della Francia era occupata dagli inglesi e dai loro alleati. A Chinon il re ricevette Giovanna d'Arco, a Loches abitò e morì Agnés Sorel, la prima delle grandi favorite reali francesi. Più di mezzo secolo dopo, Loches, ormai diventato prigione di stato, ospitò Ludovico il Moro dal 1500 alla sua morte nel 1508. Già il modesto castello di Plessis-lés-Tours, dove visse buona parte della sua vita il machiavellico Luigi XI (uno dei principali artefici dell'unificazione territoriale francese e della centralizzazione del potere nelle mani della monarchia), ha perso l'aspetto di roccaforte, ma non ha ancora la leggiadria dei successivi castelli. Il primo di questi é Amboise, residenza preferita di Carlo VIII, che già risente di influenze rinascimentali a causa della fallimentare impresa di questo re in Italia.

Con i re successivi, Luigi XII e soprattutto Francesco I, entrambi ancor più interessati all'Italia, si entra in pieno Rinascimento francese con apporti italiani (anche di Leonardo da Vinci che morì proprio a due passi da Amboise) e nella valle della Loira sorsero o furono modificati e abbelliti anche altri castelli, come quelli di Blois, Chenonceaux (uno dei più spettacolari per la sua "simbiosi" con le acque del fiume Cher) e Chambord (il più grandioso e fiabesco). Paradossalmente, fu proprio durante il regno di Francesco I (il più munifico dei costruttori e grande mecenate) che i castelli della Loria persero un pò della loro importanza come dimore reali a favore di altri castelli più vicini a Parigi (come Fontainebleu o St. Germain-en-Laye) o nella capitale stessa (come il Louvre). La tendenza favorevole alla zona parigina continuò sotto il suo successore, Enrico II, senza però che i castelli della Loira fossero abbandonati. L'instabilità politica seguita alla prematura morte di questo sovrano e le guerre di religione riportano la Corte (sotto la reggente Caterina de Medici e i suoi tre figli che furono re) a vivere sempre più spesso nella valle della Loira, i cui castelli conobbero allora un periodo di grande splendore e furono testimoni di ogni genere di avvenimento, dagli intrighi amorosi (in un'epoca di costumi sessuali molto liberali) o di altra natura ai grandi fatti politici (come le riunioni degli Stati generali a Blois sotto Enrico III), dalle feste sontuose ai delitti efferati (come quelli, sempre a Blois, del duca e del cardinale di Guisa). La fortuna dei castelli della Loira come dimore reali finì con i Valois e la pacificazione del regno all'avvento di Enrico IV. Da lui in poi la Corte risiedette a Parigi e nei vicini castelli, ultimo quello di Versailles (per quanto concerne la monarchia assoluta) voluto dal di lui nipote, Luigi XIV.

Quanto allo svolgimento della giornata nei castelli abitati dalla Corte, vi erano regole che diventarono via via più precise fino a esigere una forma di etichetta piuttosto rigida sotto Enrico III. Rilevante il fatto che si teneva in buon conto anche l'igiene e la pulizia (a differenza di Versailles molti anni dopo). Questo re pranzava subito dopo la messa, cenava alle 18 e nessuno poteva rivolgergli la parola quando era a tavola, se non a voce alta e a proposito di argomenti degni della sua persona, come la virtù (campo in cui egli nella pratica andava da un estremo all'altro: dalla compagnia forse non solo platonica dei "mignons" alle penitenze più rigorose). Il re (sempre Enrico III) andava a dormire alle 22, tranne che il giovedì e la domenica, le cui serate erano dedicate al ballo. Le ultime grandi feste rinascimentali furono quelle organizzate da Caterina de Medici (morta a Blois nel 1589) a Chenonceaux. Anche durante i periodi in cui questi castelli furono dimore reali, le consacrazioni dei re continuarono ad avvenire a Reims e le loro definitive sepolture a St. Denis, vicino a Parigi.

di Giuseppe Serpagli