Ecuador. Incanto Galapagos

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Alla scoperta delle isole di origine vulcanica, al largo del Pacifico. Con la loro varietà di specie animali e vegetali ispirarono le teorie di Darwin. Le Islas Encatadas (Isole fatate) come le definirono i primi navigatori spagnoli, preoccupati per le correnti che vi rendevano difficoltosa la navigazione, rappresentano qualcosa di unico sull'i ntero Pianeta. Pensate: quattordici isole vulcaniche di tutte le dimensioni, alcune vecchie di quattro milioni di anni, altre, grazie ai crateri ancora attivi, in via di formazione, stanziate a mille chilometri dalla costa dell'America del sud e poste a cavallo dell'Equatore. Già questo renderebbe un viaggio alle Galapagos un'avventura assolutamente eccezionale, non solo per chi ama la natura.

Perché basta affacciarsi sul porto di San Cristobal (lo stesso dove Charles Darwin approdò nel 1835, legando per sempre queste isole alla storia dell'evoluzione) per capire in quale luogo fantastico si sia sbarcati. Sulle barche di pescatori alla fonda tra i tanti battelli adibiti alle visite turistiche, grasse otarie stravaccate prendono il sole. Maestosi pellicani multicolori sostano indifferenti sui pali e sui moli. Ci imbarchiamo su un panfilo a motore che, girata la punta che chiude la baia, ci sbarca su una spiaggetta. E già qui l'incanto di queste isole si esprime in tutta la sua bellezza: otarie con i cuccioli a riposo sulla battigia, le prime iguane marine dall'aspetto gommoso e truce, le confidenti sule dai piedi azzurri, tipiche di questo arcipelago, fregate dalle ali aguzze che solcano il cielo senza nubi.

Ad immergersi, ecco le otarie che vogliono giocare con noi offrendoci del ricci di mare, stupendi pesci angelo, blu scuro con pinne e coda giallo zafferano. Un affascinante antipasto, offerto ai turisti non lontano dal porto, dove si è giunti in volo da Quito. Già queste primissime descrizioni spiegano l'inarrivabile fama del'arcipelago. Ma a voler illustrare tutte le caratteristiche, in massima parte esclusive, di questi bitorzoli lavici dispersi nel Pacifico ci vorrebbe troppo tempo e alla fine si risulterebbe inutilmente pignoli. Qualche piccolo splendido flash tratto dal mio fedele taccuino naturalistico può invece dare un'idea su cosa ci si possa attendere.

Non vi sbagliate: non esiste dèpliant turistico distribuito nelle agenzie o in internet in cui non compaia, per illustrare la Galapagos, il paesaggio esaltante della piccola isola Bartolomè (l'u nica di tutte che abbia un solo nome, quello dell'ufficiale della Marina inglese David Bartholomew, spagnolizzato; le altre il nome lo hanno doppio, inglese o spagnolo). Dall'alto di un conetto vulcanico di graniglia scura, l'occhio si apre su un breve istmo che divide due baie. Quella di destra è caratterizzata da un obelisco di nera lava solidificata che emerge direttamente dal mare. Sullo sfondo una rincorsa di crateri.

Questo lo scenario generale. Ma se vi immergete (è possibile farlo) con maschera e pinne nella caletta che si apre sotto a questo pinnacolo, potrete toccare con mano buona parte degli infiniti e irriproducibili tesori naturalistici di questo Parco Nazionale che fu dichiarato dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità fin dal 1978. Appena in acqua (siamo all'Equatore ma non è che la temperatura del mare sia troppo elevata, grazie alle correnti che salgono dal Polo) ci vengono incontro, incredibilmente, dei piccoli allegri pinguini. Che ci nuotano attorno, s'immergono veloci, risalgono sugli scogli.

Si tratta dell'unico pinguino al mondo (Spheniscus mendiculus) che viva a queste latitudini) e a vederlo giocare non sembra proprio a disagio. Girata la punta, altre emozioni. Su una parete di rocce basaltiche color canna di fucile, centinaia di fregate - uccelli marini dalle immense ali il cui nome scientifico, Fregata magnificens, è tutto un programma - si esibiscono al pubblico vanitosamente. I maschi, dalla livrea nero antracite, gonfiano sotto il becco un'incredibile "zampogna" di pelle color di fiamma. Anche la femmina, nera con il petto bianco, non è da meno in fatto di venustà. Sbarchiamo poi all'Isola Rabida (Jervis). Le rocce laviche di qui, grazie al loro contenuto in ossidi di ferro, sono rosso mattone nei punti in cui la vegetazione tropicale non ne rivesta le pendici. Ai piedi di un promontorio si apre un laghetto dalle acque color giada. In questa piccola laguna nidificano diverse coppie di fenicotteri sudamericani dal piumaggio rosa confetto.

E non è difficile assistere a strani conciliaboli tra questi eleganti trampolieri e le scure e lustre otarie che frequentano l'i stmo sabbioso che separa lo stagno dal mare Eretto in Riserva Marina) in cui nuotano grandi pesci pappagallo rosa, verdi e celesti. Ma gli spettacoli di queste isole non finiscono mai. Nell' isola Espanola (Hood) la più meridionale e più ricca di specie esclusive, si svolge il carnevale degli uccelli marini, un sentiero molto ben tracciato si snoda tra bassi cespugli tra i quali nidificano circa dodicimila coppie del più grande e raro uccello oceanico, l'Albatro delle Galapagos, un volatile la cui apertura alare può raggiungere i tre metri e mezzo, che passa la vita nelle immensità pelagiche e torna a terra solo per nidificare. Sul mare, un faraglione di nera lava imbrattata dalle deiezioni di migliaia di sule mascherate e di sule dai piedi azzurri (la specie a piedi rossi di questi uccelli si trova solo su un'isola a nord, oltre l'E quatore), attendono di fiondarsi a mare in cerca di pesci. Ai loro piedi, sugli scogli frustati dalle onde, si divincolano, come grandi lucertole nere, tantissime iguane marine, un rettile unico al mondo.

L'Isola South Plaza offre anch'essa importanti emozioni per i naturalisti, il terreno, costituito da grigie colate laviche a cordoni giustapposti, è a tratti coperto da una grassa erba rossastra (Sesuvium portulacastrum), molto gradita dalle grandi e maestose iguane terrestri che si nutrono anche dei cactus che riescono a vegetare sulle colate recenti. Le si vede meditabonde, brucare le ispide foglie e riposarsi tranquille al sole vicine alle agili lucertole della lava. Ma il personaggio più famoso, quello che ha dato il nome alle isole, la Tartaruga gigante, si può ammirare facilmente all'Isola Santa Cruz (Indefatigable in inglese, nome nato da una nave della flotta britannica), dove è protetta.

Oltre che nella Stazione di Ricerca Charles Darwin, alla quale ha collaborato anche il WWF, se ne trova anche in giro per quest'i sola, con colline boscose alte fino a 860 metri, ove vive la maggior parte della popolazione isolana, oggi quasi 40.000 persone concentrate soprattutto nella città di Puerto Ayora. Le altre isole sono meno facilmente visitabili. Tra queste Isabela (Albemale) - la più grande e dotata di vulcani ancora attivi, nelle cui caldere vivono grandi nuclei di immense testuggini e sulle cui scogliere si può osservare il rarissimo cormorano attero (cioè senza ali) e tanti granchi rosso fuoco - o quelle a nord dell'Equatore, come Genovesa (Tower), l'unica ove nidifichi, in tutto l'arcipelago, la stupenda sula a zampe rosse.

di Fulco Pratesi