Gaudì, l’architetto della Sagrada

Pedrera

"Gaudì vedeva che attraverso la funzionalità si arriva alla bellezza. Egli si avvicina alla spiritualità attraverso la materialità come creazione di Dio" (Juan Bassegoda Nonell).
"L'originale consiste nel ritornare all'origine": questa è stata la risposta di Gaudì a chi gli osservava che era originale. In questo senso l'origine è la creazione, la natura, l'opera di Dio."La natura è stata sempre la mia maestra - diceva - l'albero vicino al mio studio è il mio maestro". Gaudì era un grande osservatore: egli vedeva nella natura e nella complessità delle sue forme una geometria semplice e sviluppata nello spazio. E' questo che lo porterà ad utilizzare le forme rettilinee, generate dalla retta, che sono presenti in modo semplice nelle forme inorganiche, le rocce, i cristalli, e in tutta la loro complessità negli alberi, nelle piante e in tutti gli esseri viventi. Lo studio della creazione può esser fatto solo accostandosi al Creatore. Avvicinarsi all'immensità dei più piccolo e del più grande, questo è per Gaudì addentrarsi nel Mistero che ha rivelato agli uomini Gesù Cristo. Penso che quest'aspetto, tanto importante nella vita e nelle opere del maestro, sia sempre presente in tutte le circo- stanze della vita. (...) Gaudì ha sempre presenti gli uomini come creati ad immagine di Dio. "L'uomo è strumento di un essere superiore. La Creazione continua e il Creatore si avvale delle sue creature. Coloro che cercano le leggi della natura per costruire nuove opere, collaborano con il Creatore". Gaudì stima la vita, perciò si coinvolge in tutto ciò che lo convince con entusiasmo, appassionatamente. "La vita è amore e l'amore è sacrificio".
"La vita è una battaglia e per combatterla è necessaria la forza; la forza è la virtù che si acquista, si sostiene e aumenta coltivando lo spirito attraverso le pratiche.
Questa sua ricchezza interiore era frutto dello studio e della meditazione. Si è parlato molto del fatto che improvvisasse e questo non è vero: "Non credo nell'improvvisazione, non s'improvvisa niente".Per Gaudì tutto è sacro, tutto merita rispetto, tutta la verità è riflessa nella bellezza; lo sono le pietre, le bestie, le piante e l'uomo. Sicuramente per questo corona tutte le sue opere con il segno della redenzione, la croce, segno dell'amore e del sacrificio che sono espressioni della vita e della luce. Non è possibile separare il Gaudì artista, creatore, architetto geniale, da tutta questa vita interiore che si riflette nella totalità della sua opera; nemmeno quando in un'epoca della sua vita ha contatti molto profondi con la gente operaia di una città a nord di Barcellona, lettori e seguaci di dottrine che potevano sembrare contrarie e lontane dalla fede cristiana. Gaudì mantiene la relazione assumendo tutto quello che ritiene ragionevole e compatibile con i suoi principi e collabora in tutto, evita e si allontana da quello che crede in contraddizione con la sua fede. Lo dimostrano queste sue parole: "Il pensiero non è libero ma schiavo della verità"."Un uomo senza religione è un uomo mancato spiritualmente, un uomo mutilato".
Convinto dunque che come architetto debba comunicare questi principi in una forma comprensibile al popolo, procura che ogni opera, ogni dettaglio, mostri pedagogicamente che tutto ci porta a glorificare e a dare grazia al Signore. Un esempio: i "Sanctus, Sanctus, Sanctus" ordinati elicoidalmente dedicati a Dio Padre, al Figlio e allo Spirito Santo e che s'infilano per le torri del tempio della Sagrada Familia. Diceva convinto: Tutti quelli che lo leggeranno, anche quelli increduli, intoneranno un inno... leggendolo condurrà lo sguardo al cielo". Ascoltiamo ancora: "La bellezza è lo splendore della verità, senza la verità non c'è arte"."L'opera d'arte deve essere seduttrice". "La qualità essenziale dell'opera d'arte è l'armonia; nelle opere d'arte nasce la luce la quale dà rilievo, decora l'architettura. Tutti questi pensieri, egli afferma, si sintetizzano nell'Ufficio Divino, la liturgia e l'azione, obiettivo dell'arte plastica dello spazio e del tempo, la voce, la musica, il canto, le campane".Qualsiasi uomo vibra nei momenti d'emozione. Può essere una forma interiore che non si comunica agli altri, e può essere collettiva. Quando si arriva alla congiunzione di sentimenti e si sperimenta una vibrazione intima, questa è come una comunicazione fra l'essere e la realtà che lo circonda; s'intravede l'emozione di qualcosa che trascende, il Mistero, il Sacro si fa presente. Gaudì viveva, era alla ricerca di quest'emozione, ed era anche capace di trasmettere agli altri, di farla sentire, di convertirla in pietra per mano operaia.
Morti i suoi grandi amici, Gaudì si diede totalmente al Tempio: "Non sono solo, sono circondato da meraviglie d'ogni tipo".Probabilmente è in questo senso che Gaudì è attuale, perché in ognuno di noi vive questo desiderio di meraviglia, di verità, di mistero, di sacro che Gaudì viveva, e che ha saputo trasmettere attraverso la più materiale delle arti, l'architettura. L'architettura di Gaudì vissuta alla luce della sua fede in Gesù Cristo; che lodava non solo nell'orazione e nell'interiorità della sua anima, ma nel lavoro, nel sacrificio, nel darsi soprattutto agli altri.
J. Bassegoda None
Una delle cose che mi ha colpito in questo Meeting è stato il messaggio di Sua Santità che ci ha letto ieri il vescovo di Rimini.
"Nella Chiesa che continua l'avvenimento dei Verbo fatto Carne, l'opera artistica ottiene appassionata accoglienza e ottiene anche discernimento, in quanto l'espressione artistica che non cerca il Verbo, nega all'uomo un'immagine di Dio e si manifesta perciò come frutto del potere, di una volontà di potere sull'uomo e come tale è destinata a non essere riconosciuta come arte". Questo è importantissimo perché dà un'idea chiarissima dell'architettura e del pensiero di Gaudì. L'uomo che fa un'arte per l'arte non diventa libero, quello che fa l'arte come immagine della divinità è quello che si avvicina a Dio. E questa è stata l'azione di Gaudì. Per capire un po' quello che ha fatto quest'architetto bisogna tenere conto di tre punti diversi: la sua ingenuità, la sua immaginazione e la sua religiosità. Sono tre punti completa- mente diversi ma collegati fra loro. Gaudì è ingenuo, ma non semplice. Ingenuità è la capacità di vedere le cose come sono, non vedere le cose con i pregiudizi che tutti abbiamo per l'educazione, per le cose che ci dicono gli altri.
Dal tempo degli egiziani e dei greci, l'architettura si è fatta con una base fondamentale che è la geometria e questa geometria, malgrado gli stili siano cambiati, dal classico, al tardo antico, al rinascimentale, al barocco, al neoclassico, si affida al cubo, alla sfera, alla piramide, al prisma, al cilindro. Questo non è cambiato mai. Invece Gaudì ebbe l'ingenuità di vedere che nella natura, nel suo piccolo paese dove stava d'estate, gli alberi, gli animali, le foglie degli alberi, le nuvole, le montagne, non erano mai cubiche, cilindriche e sferiche, ma funzionavano molto bene. Perché, quale architettura, quale struttura è migliore dello scheletro umano, per esempio? Se la natura, che ha avuto migliaia d'anni per saggiare le forme, finalmente ha deciso di fare il femore in forma d'iperboloide, perché non fare le colonne delle case in forma d'iperboloide?
Quest'ingenuità, che ha portato Gaudì, ad esempio, ad usare l'arco catenario o l'arco parabolico invece dell'arco semicircolare, è una cosa che stupisce gli architetti.
Tutto questo ci porta immediatamente al secondo punto: l'immaginazione di Gaudì. Immaginazione vuol dire capacità di vedere le cose prima di farle e Gaudì distingueva sempre fra immaginazione e fantasia. La fantasia viene dall'inconscio, mentre è la capacità di vedere la realtà. Quest'immaginazione non è mancata mai a Gaudì: si può dire che egli è architetto ispirato. Ricordo una frase del professor Roberto Pane, quando vide per la prima volta il tempio dorico del parco Guell. Pane è napoletano e ha gli occhi pieni dei templi di Paestum. Naturalmente il tempio del parco Guell non adotta nessuna delle regole del dorico e Pane ammirava quel tempio, ma non poteva ammettere che fosse un bel tempio dorico e scrisse: "Gaudì è ingenuo e cattivo, ma molto amato dalle muse". E' una grande verità. E' amato dalle muse perché ha questa ispirazione che gli permette di vedere nella natura una geometria che non è una geometria semplice, euclidea, è la geometria delle superfici nello spazio, ma composta tutte di righe rettilinee. Questa geometria, che è molto frequente, permette di fare dei corpi geometrici non usati mai nell'architettura, ma molto adatti alla costruzione e molto facili da costruire. Precisamente i muratori catalani, che erano a quel tempo e sono ancora oggi molto abili, potevano fare la famosa volta che noi diciamo catalana, ma che è una volta usata anche in altre parti del Mediterraneo e del mondo. Questa immaginazione di Gaudì permette di creare un'architettura che io credo si debba definire come una non-architettura, o, se si vuole, come un'altra architettura, perché quando nell'architettura si cambia la geometria, significa che si cambia il linguaggio, si parla un'altra lingua, e naturalmente cambia tutto.
Infine c'è la religiosità di Gaudì. Questa nuova geometria, questa visione ingenua della natura non è una visione fredda, una visione d'osservatori con un microscopio, non è un'osservazione da analista. Gaudì diceva che la gente dei Mediterraneo ha la creatività perché ha la capacità di sintesi. Invece la gente del Nord, gli anglossassoni, i tedeschi, i germanici hanno la capacità dell'analisi, studiano le cose e finiscono per trarne le leggi; mentre nel Mediterraneo si crea, si fanno cose di una capacità creativa enorme. Questa ingenuità e questa immaginazione senza un senso religioso non avrebbero avuto successo. Gaudì ha vissuto intensamente questa fede religiosa perché ha compreso che vedendo la natura con ingenuità, scoprendo la sua geometria, le sue leggi, essa rivelava una funzionalità totale. Un fiore, una rosa, non sono un'opera d'arte in sé, sono un'opera di funzionalità, perché il profumo e il colore non sono creati per far bellezza, ma per attrarre gli insetti che hanno una funzione riproduttrice. Gaudì vedeva che attraverso la funzionalità si arriva alla bellezza.
Non bisogna operare con l'intenzione di creare un'opera d'arte, ma fare il proprio mestiere con onestà pensando che l'ispirazione viene direttamente da Dio che ha fatto tutte queste meraviglie. Questo sentimento francescano di Gaudì, che è un sentimento spirituale e materiale allo stesso tempo, si avvicina alla spiritualità attraverso la materialità come creazione di Dio.