il mio est Europa

Un uomo di settant'anni. Canuto. Se ne sta di fronte a me sulla poltrona un po' logora del museo. Ha occhi di un azzurro chiarissimo. Un po' acquosi. E tante rughe su un volto che appare sconfitto. Le mani abbandonate in grembo sono affusolate, potrebbero essere quelle di un pianista. Ma quelle mani sono di un uomo che ha lavorato la terra da sempre. Sorride. E ad un tratto mi chiede da dove arrivo. Non gli interessa realmente saperlo. Sembra piuttosto voglia farmi sapere il motivo del suo sorriso. Mi dice:"Sa, Sasha ha partorito!". "Chi è Sasha?".

Mi guarda un po' vergognoso: "La mia cagna".

Per sempre nella mia memoria la sua immagine resterà collegata a questo est europeo, nebuloso sulla carta, chiarissimo nei percorsi dell'anima. Sapore di ferro, di cetrioli un po' acidi sott'aceto, di palazzoni anonimi di periferia, di donne vecchie che vendono fiori e patate ai bordi di qualche strada. Non è forse questo che, ai più, si affaccia alla mente quando si nomina quell'impreciso luogo che confina con la Germania o l'Austria? Uno spazio un po' irreale, dove le capitali (Bucarest? Budapest?) si confondono. Dove le lingue si assomigliano, dove donne molto belle si sposano con uomini scialbi che poi le trascureranno. Paesi sfortunati e monocolori, di uomini sfortunati e monocolori, in case sfortunate e monocolori. Si nomina l'est europa e subito si pensa ai Gulag, ai campi di sterminio polacchi, alle pericolose strade che si inerpicano verso paesini medievali in un'Albania dove in linea di massima nessuno metterà mai piede. E poi la letteratura!!! Grovigli psicologici ed onanismi intellettuali, pagine melanconiche e struggenti poesie dei tempi di guerra.

E' vero. L'Europa dell'Est è tutte queste cose. Ma l'altra faccia della medaglia è la faccia di quest'uomo che deve avere avuto una vita di asprezze e difficoltà ma si commuove pensando che il la sua cagna ha avuto dei cuccioli.

L'est è una melodia in sottofondo costante. E' un violino che non da tregua alla fantasia ed al cuore. E' una letteratura che costringe a farsi domande, a sognare di betulle e campi sterminati. L'est è sedersi in qualche parco e dare da mangiare ai piccioni, mentre le nonne tornano a casa con le borse piene di cose. L'est sono delle icone scure di fronte a cui ci si inginocchia con la testa avvolta in un foulard, segnandosi tre volte almeno. L'est sono cieli plumbei con fugaci stormi di uccelli migratori. Sono partite di scacchi per strada quando il freddo intirizzisce le dita, ma l'avversario non vuole cedere e mollare sarebbe un disonore.

Quante cose è questo mio Est Europa!

Non ha un sapore, né un colore. Il mio est è fatto di poche note, una parlata di vocali aperte, una teiera bianca con disegnate delle rose rosse. Davanzali con piccole piantine di basilico e soli malati che si fanno avanti a fatica nelle nebbie delle cortissime giornate invernali. Ci sono pianoforti vecchi e colbacchi consunti abbandonati su mobili all'ingresso delle abitazioni. Ancora.....il mio est sono austeri musei e sale di teatro stracolme. Sono fermate di bus dove vecchine vendono cuccioli e mele. Sono uomini barbuti che dipingono basiliche e cupole. Nel mio est è possibile che qualche ubriaco ti fermi per strada e ti reciti a memoria la poesia meno conosciuta del più importante poeta nazionale. Nel mio est tutti hanno una storia da raccontare e nessuno penserà valga la pena farlo. Perchè farlo significa voltarsi indietro. E voltarsi indietro fa male. Ed allora si preferisce correre, bere vodka, comprare fiori, passeggiare nei parchi cittadini ed innamorarsi nella speranza che il domani sia sempre più simile a quello dei vicini occidentali.

Ma forse, a chi andrà nell'est ora per la prima volta, tutte queste cose diranno poco. L'est ha abbandonato le sue nostalgie in vista di un traguardo più pratico: il benessere economico. Non esistono più città grigie. Si lavora ovunque per pitturare palazzi, buttare giù muri, erigere nuove bandiere.

La targa del Mc Donald occhieggia ad ogni angolo. Le ragazze ancheggiano su tacchi vertiginosi precariamente abbracciate a borsette di Louis Vuitton, mentre i ragazzi a viso basso ti sorpassano indifferenti immersi nella musica di I-pod ultimo modello.

Ma poi, perchè mai la modernità dovrebbe essere la negazione della storia passata?

Per chi visita questi paesi è difficile capire cosa fossero queste strade e queste piazze solo venti anni fa.

A Sarajevo fino a 20 anni fa non era un problema passeggiare tra una moschea, una chiesa ortodossa ed una cattolica. Le sere estive prima di cena tutti si trovavano nel bel centro antico, per bere qualcosa o mangiare un gelato (il gusto era unico, ma non importava). Oggi Sarajevo è stata ricostruita dopo essere stata mitragliata e bombardata. E' facile capire come tutta la popolazione voglia buttarsi alle spalle il passato. Avanti, avanti...per non dovere ricordare brutture inenarrabili, per garantire un futuro migliore ai propri figli.

Cracovia è bellissima. Lo è sempre stata, ma ora lo è in maniera sfacciata. Ripulita, un po' ricostruita, rinvigorita, finalmente, nelle sue credenziali nazionali. Sì, questa è Polonia. Qui si parla Polacco. Alla faccia di tutti i popoli che se ne sono arrogati la proprietà nel passato, imponendo fedi e lingue. Ora la Polonia è dei Polacchi. E non si torna indietro. Avanti, Avanti....

San Pietroburgo sembra risorgere dalle proprie ceneri. Il 900 è stato un secolo infausto per questa città elegante, delicata ed un po' snob. Qui si moriva di fame. Non mille anni fa. Si tratta solo della metà del secolo scorso. Incredibile! Oggi ci sono limousine ovunque, negozi griffati, pasticcerie elegantissime, giovani donne vestite alla moda che parlano al cellulare. Perchè tornare indietro? Avanti, avanti anche qui.

Di Mosca poi è quasi inutile parlare. Il centro storico è restaurato, ripulito. I moscoviti affaristi e costantemente di corsa attraversano le loro piazze con mal celato orgoglio. Questa è la Terza Roma. Questa è la capitale della Santa Madre Russia. Tutto è cambiato. Anche i nomi delle strade. Persino la Lubianka, sede del Kgb non fa più paura. E perchè dovrebbe? Oggi si chiama con il rassicurante titolo di Ministero di Pubblica Sicurezza e la statua del fondatore del Kgb che una volta troneggiava nel centro della piazza è stata abbattuta. Perchè guardare al passato? Ci sono i dollari, il petrolio, il gas della Siberia, e noi siamo i padroni del mondo. Avanti, avanti.....

La Praga di oggi non ha più niente a che spartire con la plumbea città di Jan Palack. I carri armati sono passati. I morti dimenticati. La folla di turisti non da tregua alla piazza principale. Le birrerie sono diventate il simbolo nazionale ed il vicolo d'oro, romantica sede degli alchimisti alla corte di Rodolfo II, è stato trasformato in uno scorcio simbolico di una città abitata da streghe e folletti. Ma la magia del passato, che a tratti si riesce ancora a percepire, non deve arrestare il flusso del capitale e del turismo. Anche qui, avanti, avanti.....

Ma ecco che, in questo scenario, io non riesco più a collocare il mio amico dagli occhi azzurri. Eppure so che c'è. Nelle periferie di queste terre oltraggiate, nelle chiese buie di qualche paese, nelle sale meno conosciute dei musei meravigliosi che gli uomini dell'est hanno saputo costruire e conservare.

Il mio amico vive in qualche moschea nei Balcani, impegnato a sgranare un rosario ed a pulire un tappeto. E' seduto in qualche sperduta chiesa della Romania, in Bucovina. Cura quelle pareti secolari impedendo al tempo di distruggerne i colori.

Il mio amico dagli occhi azzurri, esisterà finchè io lo saprò vedere o sentire. Nelle splendide sinfonie dei musicisti di queste terre, o nei dipinti maestosi dei grandi maestri della tela. Il mio amico resterà l'anima vigorosa dei cori delle armate, il poderoso ed umile sostegno della vita della semplice gente che da sempre definiamo "dell'est".

Carol Gallo