Il mio Sudafrica

L’Hostess mi controlla la carta d’imbarco e sorridendomi mi fa segno di proseguire.. alzo gli occhi.. e mi rendo conto che per la prima volta sono su un aereo vero.. quelli che si vedono nei film americani.. 3 corsie, 10 posti per ogni fila, spazzolino, coperta, cuffiette e schermino privato sul sedile di fronte al mio.. sono agitata.. mi tremano le gambe.. il gruppo cerca il mio sguardo.. le mie gambe tremano sempre di più..
Decolliamo.. paesaggi sconfinati sotto di noi.. sempre più piccoli, sempre più lontani..
Provo a chiudere gli occhi e a riposare.. quando li riapro guardo la mappa del tragitto e mi rendo conto che siamo già oltre la metà del continente.. li richiudo e, al mio risveglio, stiamo atterrando.. Sudafrica.. questa volta ci siamo davvero!
Ecco Olivia, la guida che ci accoglie.. italiana e davvero molto simpatica.. mi ha chiesto di portarle dall’Italia del caffè Lavazza e della Tachipirina in compresse da 1000.. le porgo la mano e faccio un sospiro di sollievo..
Ed eccoci in un batter d’occhio a Città del Capo.. lungo il tragitto in bus scorrono distese sconfinate di baracche abitate da neri che, uno dietro l’altro, ammassati e stanchi, salgono su pulmini bianchi che li portano in città.. un’immagine straziante e inaspettata..
La città è incredibilmente spaziosa e colorata.. gruppetti di giovani locali provano passi di balli da strada accanto a famiglie di bianchi vestite in giacca e cravatta che spingono un passeggino.. la percezione è quella di una convivenza pacifica che però nasconde una soglia sottilissima di tolleranza.. come se da un momento all’altro potesse capitare qualunque cosa.
Passano velocissime le giornate ed io quasi dimentico di essere a più di 13.500 km da casa, con un gruppetto di 20 persone che conta su di me per la buona riuscita di questo viaggio.. ma gli imprevisti del momento non tardano ad arrivare ed io torno immediatamente con i piedi per terra.
Superati i piccoli inconvenienti siamo pronti a ripartire con il nostro tour..
È la volta di Robben Island.. Mandela passò 18 anni della sua prigionia qui e l’idea di posare i miei umili piedi dove anni fa un premio Nobel per la Pace fu prigioniero per salvare il suo popolo mi fa salire un brivido inatteso lungo tutta la schiena……… sono davvero eccitata all’idea!
A farci da guida questa volta è Frank, un ex prigioniero che visse accanto a Nelson durante la reclusione.. le sue storie mi commuovono.. l’aria è imbevuta della lotta per salvare i propri diritti di uomo, della convinzione che “è possibile”, della perseveranza, del coraggio.. gli occhi di Frank brillano.. sono colmi di lacrime che con estrema difficoltà prova a trattenere..
Sono state ore intense.. addolcite dalla convinzione che ce l’hanno fatta, che le vite sacrificate per la loro gente hanno scritto la storia di un popolo oggi libero!
Ma questa certezza svanisce non appena il bus accosta in un piccolo autogrill a lato strada.. intorno a noi decine di banchi di frutta, verdura e spezie.. incuriositi ci avviciniamo ed il mio sguardo si incrocia con il suo.. non so quanti anni abbia e nemmeno quale sia il suo nome.. ma è incredibilmente bella.. i suoi occhi ricordo mi incantarono.. mi guarda e, nonostante l’evidente disagio in cui viveva, mi sorride.. il mio cuore scoppia.. questa credo sia l’immagine che ha segnato il mio intero viaggio..
Siamo ormai giunti nella regione del Mpumalanga, “il luogo dove sorge il sole”.. passiamo la serata tra umidità e danze tribali.. il falò e i suoni della natura mi rilassano e per qualche ora mi dimentico del suo sguardo..
La mattina seguente apro gli occhi, mi dirigo verso la sala colazioni e percepisco immediatamente un’atmosfera pesante.. gli sguardi delle cameriere e di Olivia sono persi nel nulla.. assenti.. guardo lo schermo della TV in reception e vedo il suo volto.. e immediatamente capisco: Mandela non c’è più.. è mancato nella notte!
Da qui alla fine del nostro viaggio l’atmosfera del Sudafrica sarà diversa.. le città sembreranno meno colorate ed i volti della gente faranno trasparire un immenso dolore.. tutto il paese è in lutto!
Ma noi siamo pronti e dobbiamo proseguire.. ci lasciamo indietro i grandi grattacieli di Cape Town per immergerci nella natura sconfinata di Kapama, una riserva privata accano al Parco Kruger.. il personale qui è cortese, gentile.. ci descrivono la struttura nella quale soggiorneremo per i prossimi giorni..
Saliamo a bordo delle Jeep accompagnati dal Ranger e dalla Vedetta.. ci inoltriamo nella natura selvaggia alla ricerca di leoni, leopardi, zebre e giraffe.. un’esperienza mozzafiato..
Alle 19:00, ormai stanchi e demotivati per non aver incontrato nemmeno uno dei famosi “Big Five”, il nostro Ranger pare agitato.. eccitato.. ci fa segno di non far rumori né gesti azzardati.. mi volto e accanto alla Jeep sbuca lui, il Re indiscusso.. un leone con la sua leonessa che insieme possono tranquillamente pesare come cinque esseri umani di corporatura media.. li seguiamo insieme ad altre Jeep in una piana.. ormai è buio e le luci delle auto seguono passo dopo passo i due maestosi animali.. loro si fermano, si distendono e, a nemmeno 2 metri da noi, si fanno fotografare per più di 10 minuti..
Il mio cuore batte all’impazzata.. non ci posso credere.. sono terrorizzata ma allo stesso tempo incredula per ciò che sta accadendo.. tutto ciò che ho visto fino a quel momento non ha più importanza.. la natura mi sta sopraffacendo.. ed io sono infinitamente grata!
Siamo così arrivati al termine del nostro indimenticabile viaggio.. sto per dire addio a Mandela, alle baracche, ai profumi ed ai rumori di una natura immensa, al suo viso..
Al suo viso che in quel breve sorriso mi ha fatto capire che cos’è il Sudafrica. Il Sudafrica è quella bambina meravigliosa!.. Uno sguardo basso e intimidito, terrorizzato dalla cattiveria degli uomini.. ma pronto a sorridere a quella gente sconosciuta.. nella speranza che qualcuno ci veda non soltanto un luogo sporco e disagiato.. ma un desiderio di rinascita e, perché no, ricambi con un semplice sorriso, sincero e amico!

Giulia