Il pentolone iraniano

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In fondo sono poche ore di volo da Francoforte ed i collegamenti sono frequenti come per qualsiasi grande capitale, eppure partendo per l'Iran sembra di andare dall'altra parte del mondo. Forse perché prima di partire puoi facilmente constatare come questo paese susciti un immediato senso di paura e di fastidio. Senza saper nulla dell'antica Persia, alla voce Iran compaiono immediatamente nel nostro cervello i seguenti "tag": guerra, terrorismo, fanatici, integralisti, donne vestite di nero tristi e rassegnate. E non è solo l'ignoranza di chi confonde l'Iran con l'Iraq e di chi crede che il paese sia martoriato da chissà quali lotte intestine. E' qualcosa di più: un'infondata convinzione che l'Iran sia un paese pericolosissimo. In realtà nessuno sa giustificare questa immagine, nessuno può citare esempi di grave instabilità sociale, eppure tutti noi in qualche modo abbiamo, nei confronti dell'Iran, un chiaro sentimento di paura. Evidentemente tutto ciò non è casuale.

Ma nonostante fossi partito con un'idea differente sul paese, non avrei mai immaginato di trovare luoghi tanto belli ed abitati da gente tanto ospitale. Oltre ad avere dei paesaggi mozzafiato, bellissime ed antichissime città, cariche di storia e di cultura, l'Iran è soprattutto ricco di bella gente, curiosa e simpatica, che non vede l'ora di fare quattro chiacchere. Non c'è stato villaggio, città o bazar dove qualcuno non mi abbia fermato per chiedermi qualcosa. Non pensavo di trovare gente chiusa ma nemmeno di essere assaltato da tanta curiosa cordialità!

Oltre al solito interrogatorio, "chi-sei-dove-vai-cosa-fai", la domanda che sempre mi hanno posto riguardava l'immagine dell'Iran all'estero. Tutti gli iraniani sanno benissimo che cosa si dice in giro per il mondo del loro paese e vogliono sapere con che idea lo straniero tornerà a casa e se la sua idea cambierà, magari in meglio.

E cambia per forza, su mille aspetti.

Per esempio la visione delle donne, chiuse nei loro veli e nei loro diritti negati, corrisponde solo in parte alla realtà. Le battaglie dei pochi ma presenti movimenti femministi non hanno nulla a che vedere con il velo e riguardano la possibilità di carriera, la parità e le norme di diritto familiare. Il velo, che tanto impressiona e scandalizza le nostre turiste occidentali è l'ultimo dei problemi. Su questi temi l'Iran viene additato, con ragione, come un paese arretrato, contribuendo all'immagine di paese incivile. Ma a paragone con altri paesi mussulmani, magari più "rispettabili", la realtà cambia. Negli Emirati Arabi per esempio, le donne non possono votare, ne più banalmente guidare, mentre è assolutamente normale incontrarle alla guida di un'automobile nel traffico infernale di Teheran. Le donne Iraniane votano, acquistano immobili, studiano e siedono in parlamento: tutti diritti impensabili in molti stati dell'area. Certo, ancora moltissimo c'è da fare su questo fronte ma rimango interdetto dai "discorsi d'aeroporto", dove per la condizione femminile iraniana qualcuno si scandalizza a tal punto da evitare di visitare il paese. Al contrario nessuno eviterebbe mai di andare a Dubai per passare le vacanze sulle finte Alpi di un centro commerciale in pieno deserto, dove le donne devono avere l'autista per spostarsi.

Ma le incongruenze tra la mia immagine dell'Iran e le realtà aumentano, quando scopro che questi "fanatici islamici" hanno delle chiese sul loro territorio. Esiste infatti una antica e numerosa comunità di Armeni (di rito copto) legata all'Iran da profonda amicizia. Infatti durante la guerra con l'Azerbaigian, in cui le frontiere con l'estero erano quasi tutte chiuse, Teheran aiutava questi vicini di casa cristiani, vendendo loro gas e petrolio a prezzi di molto inferiori rispetto a quelli che imponeva la Russia una volta crollata l'Unione Sovietica. Quindi "in soldoni": i fanatici-islamici-antioccidentali sono amici dei cristiani-vicinidicasa-armeni.

Non solo. Scopro con enorme stupore che in Iran ci sono anche gli ebrei (sinagoghe comprese) e che, come i cristiani, sono anche rappresentati in parlamento!

Ripenso a tutte le immagini del presidente Ahmadinejad, il diavolo barbuto, che inneggia alla distruzione d' Israele e capisco che c'è qualcosa che non torna. Mi spiegano quindi che il presidente non è contro gli ebrei. Semmai protesta contro lo stato d' Israele e che quindi gli ebrei in Iran possono stare tranquilli come i cristiani e gli zoroastriani.

Certo l'Iran non è la "Svizzera" della democrazia. Il potere del parlamento e del governo è fortemente limitato dal diritto di veto delle autorità religiose che di fatto controllano il paese, ma forse qualcosa sta cambiando e come sempre il cambiamento parte dai giovani.

Anni di politiche di incentivazione demografica hanno fatto aumentare a dismisura la percentuale di popolazione giovanile che ora si trova in serie difficoltà nel trovare casa e lavoro.

Viaggiando per il paese sembra di incontrare solo giovani studenti, ovunque. Sono istruiti e molto informati (da internet) di cosa succede in giro per il mondo. Conservano quello stile mite che è proprio di questa gente ma parlano di cambiamento e di riforme.

Il famoso messaggio di "apertura" di Obama trasmesso via internet a tutti gli iraniani in occasione della festa del Noruz (capodanno), è arrivato soprattutto a loro e, cosa nuova, senza mediazione. Il video tradotto in farsi e ripreso da tutti i siti di video-sharing del mondo, è arrivato direttamente agli iraniani, senza passare dai media o dai politici, suscitando grande speranza soprattutto da parte degli studenti universitari (esiste la censura ma non esistono restrizioni alla navigazione).

I meno entusiasti sono stati i politici che si sono trovati con i ruoli capovolti. Oggi in molti ti raccontano come la politica di chiusura, così pesantemente portata aventi dal governo in carica con l'appoggio della nomenclatura teocratica, sia entrata in crisi, non avendo più la certezza di un sicuro nemico da cui difendersi (gli Stati Uniti). Arrivato, non a caso, alla vigilia delle elezioni, il messaggio di Obama ha provocato reazioni scomposte da parte del governo in carica che ora si trova in difficoltà ad ignorare una considerevole parte della popolazione oramai stanca della sua politica retorica e di un embargo assurdo.

Certo il cambiamento necessita di tempo, le elezioni sono ormai prossime e gli apparati politici sapranno difendersi dalla possibilità che una svolta nel paese venga guidata e gestita senza il loro volere ma la palpabile sensazione che si respira in Iran è quella di un enorme, potente e colorato contenuto di intelligenza, capacità e desiderio pronto ad esprimersi liberamente alla prima occasione buona. Vedremo se queste elezioni ne rappresenteranno un primo inizio.