Chi ha paura dell’Iran?

Persia. Di tutti i nomi leggendari questo è quello che a mio giudizio trascina con maggiore furia con sè il senso di fiabesco e fantastico a cui inconsciamente tutti tendiamo. Sapore forte di spezie. Harem e tessuti. Maioliche e minareti. Polvere di millenni depositata su edifici e caravanserragli.

Iran. Anche questo un nome leggendario....ha il sapore metallico della dittatura. Dei problemi in cui il medioriente sembra trovare una linfa sempre nuova.

Eppure eppure.

Viaggio spettacolare.

Prima di tutto per loro, gli iraniani. Che ti fermano per strada, perchè vogliono foto insieme a te, vogliono sapere di te, del tuo mondo patinato. Perchè vogliono dirti che loro no, non sono quello che la nostra tv ci propina. Loro non corrispondono alla dittatura che li tiene con un cappio pronto ad essere stretto. Loro sono indoeuropei. La parola Iran deriva infatti da Ariano. Scrivono come gli arabi, ma non sono arabi. Le donne portano il velo ma si percepisce, smaccata, la voglia di lanciarlo lontano, per mostrare i capelli ed il collo, per sorriderti con gli occhi magnifici che si ritrovano. Sono belli, solari, colti, intraprendenti. E ti invitano ai loro pic nic, ti offrono dolci e the, ti fanno accomodare  tra di loro perchè davvero l'ospitalità nei confronti dello straniero non è un dovere, ma un piacere. E tutto ciò per me che arrivo da un mondo di apparenza, è magnifico. E' una boccata di vita vera. Semplice. Ti parlano, ti interrogano sull'idea che hai di loro, sperano che, una volta rientrato nel tuo mondo, tu possa rielaborarla questa idea e cambiarla. E per forza di cose cambia....eccome!

Perchè non si tratta solo dell'ignoranza di chi confonde Iraq con Iran. Si tratta di una visione che si allarga mano a mano che capisci che la condizione delle donne è caratterizzata da una bipolarità che non immagini. E' vero, c'è la storia del velo....ma quello è la punta di un iceberg.

Le battaglie dei pochi ma presenti movimenti femministi non hanno nulla a che vedere con il velo e riguardano la possibilità di carriera, la parità e le norme di diritto familiare. Il velo, che tanto impressiona e scandalizza le nostre turiste occidentali è l'ultimo dei problemi. Su questi temi l'Iran viene additato, con ragione, come un paese arretrato, contribuendo all'immagine di paese incivile. Ma a paragone con altri paesi mussulmani, magari più "rispettabili", la realtà cambia. Negli Emirati Arabi per esempio, le donne non possono votare, nè più banalmente guidare, mentre è assolutamente normale incontrare donne alla guida di un'automobile nel traffico infernale di Teheran. Le donne Iraniane votano, acquistano immobili, studiano e siedono in parlamento: tutti diritti impensabili in molti stati dell'area. Certo, ancora moltissimo c'è da fare su questo fronte ma rimango senza parole nell'ascoltare discorsi in cui emerge che per la condizione femminile iraniana ci si scandalizza a tal punto da evitare di visitare il paese. Sono le stesse persone che non si negano una vacanza a Dubai per visitare centri commerciali  che le donne locali  possono raggiungere solo con l'ausilio di un autista.

E poi c'è sta storia pazzesca delle fedi. Io ero convinta che andando in Iran, mai avrei trovato una Chiesa. Men che meno una sinagoga.  Niente di più sbagliato. Ci sono moschee (una miriade, una più bella dell'altra), ma ci sono anche sinagoghe, chiese, templi del fuoco. Qui è nata la prima religione monoteista, lo Zoroastrismo o Manicheismo che dir si voglia. Avete presente quella che lascia i corpi dei propri morti alla mercé degli avvoltoi? Quella del fuoco eterno, del bene che non può esistere senza il male. Della luce che non può essere senza le tenebre. Beh...semplifico ovviamente, ma è affascinante pensare di trovare un paese totalmente musulmano e poi ritrovarsi a girovagare nel quartiere armeno di Isfahan con fantastiche Chiese copte piene di icone  o svoltare in una viuzza di Yazd ed imbattersi in un Tempio del Fuoco.

Ripenso a tutte le immagini del presidente Ahmadinejad, il diavolo barbuto, che inneggia alla distruzione d' Israele e capisco che c'è qualcosa che non torna. Mi spiegano che l'ex presidente (ed anche quello attuale che ha avuto meno risonanza mediatica) non è contro gli ebrei. Semmai protesta contro lo stato d' Israele e che quindi gli ebrei in Iran possono stare tranquilli come i cristiani e gli zoroastriani.

Certo l'Iran non è la "Svizzera" della democrazia. Il potere del parlamento e del governo è fortemente limitato dal diritto di veto delle autorità religiose che di fatto controllano il paese, ma forse qualcosa sta cambiando e come sempre il cambiamento parte dai giovani.

Anni di politiche di incentivazione demografica hanno fatto aumentare a dismisura la percentuale di popolazione giovanile che ora si trova in serie difficoltà nel trovare casa e lavoro.

Viaggiando per il paese sembra di incontrare solo giovani studenti, ovunque. Sono istruiti e molto informati (da internet) di cosa succede in giro per il mondo. Conservano quello stile mite che è proprio della loro cultura, ma parlano di cambiamento e di riforme.

Il famoso messaggio di "apertura" di Obama trasmesso via internet a tutti gli iraniani in occasione della festa del Noruz (capodanno), è arrivato soprattutto a loro e, cosa nuova, senza mediazione. Il video tradotto in farsi e ripreso da tutti i siti di video-sharing del mondo, è arrivato direttamente agli iraniani, senza passare dai media o dai politici, suscitando grande speranza soprattutto da parte degli studenti universitari (esiste la censura ma non esistono restrizioni alla navigazione).

Ed insieme alla situazione attuale sullo sfondo c'è la storia millenaria di un paese che è stato fra i primissimi ad essere grande, con la dinastia degli Achemenidi. Dai...., chi di noi non ricorda dai tempi della scuola, quei nomi disconnessi forse ad un periodo ed un luogo geografico, ma ben stampati nella memoria collettiva scolastica: Ciro il Grande, Dario, Serse ed Artaserse. Parte da lì tutta la loro storia....ed anche la nostra. Poi 300 anni prima di Cristo circa è arrivato dalla Macedonia, emblema dell'ellenicità per eccellenza, Alessandro Magno. Come una furia ha invaso e distrutto tutto. E' arrivato fino in Asia Centrale. Poi lì è morto. E la storia ha preso nuove direzioni. Ma Persepolis, la città di Dario che ha subito questa furia più di tante altre, quella c'è. Mentre passeggi fra colonne, capitelli, altorilievi e scalinate, la storia ti sbatte in faccia la sua fragilità, la sua provvisorietà, il concetto, limpido ed essenziale, come l'aria che respiri,  che tutto passa. Insieme ai grandi nomi.

Resta la polvere, resta il significato che cerchiamo noi di dare al tutto. E con che fatica!

By Carol Gallo