Il Sole nel Mondo dei Maya.

Maya-Maske

di Beppe Fornara

La Civiltà Maya del Periodo Classico, la più artico lata e complessa del Nuovo Mondo, (100 – 900 d.C.) si sviluppò dal Periodo Formativo nelle aree attualmen te occupate dal Guatemala, Belize, Honduras e in al cuni stati della Confederazione Messicana: Yucatan, Camp eche, Quintana Roo, Chiapas e Tabasco. Già nel Periodo Formativo – primo millennio avanti Cristo – i Maya ebbero un sensibile incremento demografico che permise loro un’occupazione sempre più estesa della regione, sia sugli altopiani sia n elle pianure.

Da piccoli villaggi si passò così, a poco a poco, a strutture urbane importanti, arricchite d i notevoli e vasti complessi architettonici. L’edificazione di t empli, piramidi, osservatori astronomici e palazzi reali impreziositi di decorazioni e geroglifici testimoni a, ancora oggi, l’altissimo livello culturale e art istico raggiunto dalle città stato di questa etnia. Sin da ll’inizio molte sculture sistemate su questi edific i sottolineavano l’importanza che essi davano ad alcu ni corpi celesti quali il Sole, la Luna, il pianeta Venere ecc. Nel corso del tempo alcune città divennero dom inanti rispetto ad altre per poi passare nell’oblio , sostituite da nuovi potentati ( Tikal, Calakmul, Pa lenque, Copan, Yaxchilan, Bonampak, Caracol, ecc.).

Attorno all’anno mille d.C., la città Maya di Chich én Itzà, nella penisola dello Yucatan settentrional e, era molto probabilmente la più grande e potente dell’Am erica Centrale. Quando gli spagnoli invasero questa area geografica il periodo aureo della Civiltà delle città stato M aya era ormai trascorso da tempo ma, nelle poche rimaste (T ulum ad esempio) il titolo più alto a cui un indivi duo poteva mirare era “Ahau kin” ( Signore del Sole).

Considerata l’evoluzione molto articolata delle var ie aree della Cultura Maya si possono notare variaz ioni significative tra le divinità adorate ed i loro att ributi ( tra città e città e periodi storici differ enti ): l’attuale conoscenza dei pantheon maya non è pertanto scevra di ambiguità e difficoltà interpretative. Tutti i popoli Mesoamericani erano osservanti di un a Religione Cosmica ove il Sole aveva un ruolo estremamente importante; furono però proprio i Maya a seguire con maggior meticolosità gli spostamenti e gli eventi solari e a creare i calendari più sofist icati.

Gli esperti che si occupano di studiare i ca lendari Mesoamericani hanno sottolineato i problemi che sca turivano dal fatto di considerare l’anno composto d i soli 365 giorni, che di quanto in quanto diventa bisesti le. Anche i colti Maya non riuscirono a seguire que sto tipo di conteggio. Sebbene il computo dei Maya, che cono sciamo grazie alle annotazioni sulle stele monument ali, considerasse gli anni solari di 365 giorni, lo scad enzario degli anniversari della città di Piedras Ne gras, ad esempio, rivela che in questo agglomerato urbano ve nne seguito il calendario tropicale regale, di 365, 24 giorni. E, tracciando un preciso calendario lunare, i Maya potevano prevedere con precisione le ecliss i solari e lunari.

I Maya di Yucatec chiamavano le eclissi “ Chi’bil kin “ cioè “Il Morso del Sole” e consideravano le eclissi solari molto più pericolose di quelle lunar i. Essi verificavano anche, nelle loro credenze, qu ando Venere, nel doppio ruolo di divinità - stella del m attino o della sera, avrebbe condotto il sole nel p assaggio dentro e poi fuori dal mondo dell’oltretomba. Per t utta la prima parte storica dell’epoca classica i M aya non conoscevano l’oro (in quanto scarso, di difficile r itrovamento – o addirittura assente - nei loro terr itori di stanziamento). I primi contatti con questo metallo ebbero luogo nell’ VIII secolo d.C. , quando oggett i in oro del centro dell’attuale Messico raggiunsero, grazie ai commerci, le città-stato Maya.

Nella maggior pa rte delle culture umane il sole e l’oro sono stati iden tificati l’uno con l’altro, e così avvenne anche pe r i Maya. In precedenza la classe dirigente impiegava la giad a scolpita per le raffigurazioni di divinità, da in dossare sul corpo a scopo protettivo, religioso e decorativo (e quindi anche per il dio solare) in quanto consider ato, nel territorio, il materiale più prezioso. Nei manufatt i più grandi, nei braceri e nelle pitture o bassori lievi il colore impiegato per raffigurare il sole diurno (nelle sue varie manifestazioni) era l’ocra rossa.

Il sole notturno (dell’Inframondo o dell’Oltretomba) era identificat o con un giaguaro dalla splendente pelliccia gialla con maculazioni (o rosette) nere. Un fortissimo legame con il sole era anche la coltivazione del mais: i M aya avevano osservato che questa pianta, per fornire un raccolto soddisfacente, aveva bisogno di molti gio rni di sole. Per simboleggiare questa interdipendenza essi univano la giada verde (le foglie del mais) con la giada gialla (il sole ed alcuni tipi di pannocchie di col ore giallo) nelle composizioni di gioielleria relig iosa. Il mais era essenziale per queste genti: stando a numerose fonti essi credevano che gli dei avessero fatto num erosi tentativi per creare la razza umana e riuscirono ne l loro intento (dopo parecchi insuccessi) solo quan do usarono un soffice impasto di mais, cibo principale della dieta Maya.