La 25° ora

Ultimo giorno di libertà per Monty Brogan, che sta per essere incarcerato: deve scontare sette anni per spaccio di droga. 24 ore per riflettere su se stesso (avrebbe voluto fare il pompiere), sul proprio destino (ha optato per il denaro facile), recuperare il legame con il padre, congedarsi dalla fidanzata (che forse è la responsabile della soffiata), dai suoi due migliori amici, Jacob e Francis, per giungere alla consapevolezza che deve pagare per quello che ha fatto.

Un film sul Tempo: e non tanto perché lavora sull'unità di una giornata, su quelle ventiquattro ore nel corso delle quali Monty mette insieme i pezzi smembrati e trascurati della sua vita di feroce, losco ed elegante dispensatore di disperazione e di morte, che non si è mai fatto tante domande e non ha mai tentato di dare risposte ai suoi rari perché. Lee comprime e dilata il tempo, lo "taglia" e lo rallenta: ma non si tratta di stasi o di tempi morti, poiché il film ha un montaggio molto articolato e un numero contenuto di scene. Il tempo si fa spazio, architettura, topografia, mappa metropolitana in due sequenze da antologia che corrodono, violano e mordono l'anima dei personaggi e degli spettatori. Nella prima Monty, davanti allo specchio di un bagno, declama con rabbia e impotenza un'invettiva-rap contro i popoli, le storie dell'amata odiata New York. Nella seconda, Jacob e Francis chiacchierano davanti a una finestra mentre la macchina da presa inquadra dall'alto i loro corpi e mostra ciò che (non) resta del World Trade Center.

Titolo: la 25° ora

Regia: Spike Lee

Attori: Edward Norton, Philip Seymour Hoffman