La strana storia della Bestia del Gévaudan

di Beppe Fornara

La Bestia del Gévaudan fu un animale antropofago ch e terrorizzò un’area della regione del Gévaudan (oggi Lozère) nella zona centro meridional e della Francia. All’inizio del mese di aprile del 1766 una ragazza fu attaccata da una fiera che lei descrisse come un lupo gigantesco: fortunatamente il branco di mucche a cui stava badando mise in fuga la strana creatura, affrontandola ripetutamente. La giovane d escrisse l’animale con un corpo della grandezza di un vitello di almeno un anno, ricoperto da una f olta peluria nera, e con fauci e denti di dimension i molto superiori a quelle di un grosso cane (o lupo) . Verso la fine del mese di aprile l’animale fece l a sua prima vittima: una ragazzina quattordicenne.

All’inizio di Maggio dello stesso anno tre cacciatori videro un gigantesco animale che si avvi cinava famelico ad un ragazzino che badava ad alcune pecore: riuscirono a ferire la bestia ma non a catturarla. L’animale riuscì a fuggire. Nei mesi successivi le vittime divennero numerose, per lo pi ù donne o ragazzini e ragazzine che si trovavano nelle campagne o nei boschi della zona per raccogli ere vegetali selvatici commestibili. Con l’aumentare dei decessi il governo francese inviò n ella regione il capitano Jean Boulanger Duhamel, con una squadra di circa 60 dragoni, coadiuvati nel le ricerche da oltre 400 uomini della Milizia Volontaria di Clermont. Nel corso delle battute di caccia la bestia fu avvistata più di una volta ma mai raggiunta e uccisa. Le impronte dell’animale e rano di 16 cm. di lunghezza per 13 di larghezza (di poco inferiori a quelle di un leone adulto). Gl i uomini che lo videro poterono dare una descrizione molto simile a quella della giovane che , per prima, era stata attaccata all’inizio di apri le, con una riduzione della taglia dell’animale. Con l’ andare del tempo gli attacchi e le vittime aumentarono e, di conseguenza, l’allora re di Franc ia Luigi XV inviò Francois Antoine, “Gran portatore di archibugio del Re”, massimo rappresent ante della Louvetier (*) – considerato uno dei migliori fucilieri di Francia – con l’ordine di fer mare quella strage. (*) La Grand Louvetier : associazione francese nata nel XIV secolo per l'eli minazione delle bestie feroci. Antoine era accompagnato dal figlio, Francois Antoine de Beaute rne, anch’egli grande esperto cacciatore, da 14 guardiacaccia scelti tra i migliori del regno con u na muta di 40 cani segugi e 4 cani da presa (mastini veloci) esperti nella caccia al lupo. Nel settembre 1766 Antoine riuscì ad uccidere un colossale lupo di oltre 90 kg, alto notevolmente pi ù di un metro e lungo oltre 170 cm, coda esclusa. Aveva una testa enorme, fianchi possenti e una dent atura sproporzionata. Antoine fu colmato di doni (la sola taglia sull’animale era elevatissima, ben 9400 franchi – pari a almeno 35 anni di lavoro di un salariato agricolo dell’epoca – paragonabili a circa 700.000 Euro attuali). La descrizione dell’animale, dettagliata, parla di muscoli tempora li e masseteri che superavano i tre kg di peso; quindi, attendibilmente, le fauci potevano esercita re una pressione di oltre 700 kg, superiore a quella della iena maculata (famosa per la terribile stretta che esercita con la chiusura delle fauci). Il cadavere dell’animale fu immediatamente bruciato. G li attacchi documentati a persone si aggirarono intorno ai 270, le vittime accertate 116 . Con ogni probabilità le vittime furono comunque molte d i più, forse 150-180, solo che, a un certo momento, n on furono più conteggiate per ordine di Re Luigi XV. Ancora oggi l'identità animale della bestia non è c erta. Secondo studi recenti la creatura in questione avre bbe potuto essere un caso di gigantismo (che si manifes ta in molti mammiferi, anche se non proprio così comune), dovuto ad una particolare combinazione dei cromosom i, al momento del concepimento. Alcuni biologi frances i hanno anche sostenuto l’ipotesi di un individuo ibr ido nato dall’accoppiamento tra un lupo ed un cane di notevoli dimensioni (già allora in Francia erano st ate selezionate delle razze canine di taglia molto gran de). Secondo altri potrebbe essersi trattato di un lupo affetto da “acromegalia”. Tale patologia, esistente e ben documentata anche tra gli esseri umani, porta ad un a smisurata crescita delle ossa, e anche a comportamenti abnormi dell’individuo stesso. Purtro ppo, non essendoci ancora in quell’epoca un criterio di osservazione scientifica moderna, non p otremo mai sapere di che cosa effettivamente si potesse trattare. Certamente, a causa del forte imp atto emotivo avuto sulla gente della zona, l’evento creò la più disparata serie di ipotesi quanto meno fantasiose e inquietanti. Si parlò di lupi mannari, di evocazioni demoniache da parte di individui vota ti al male, di menti diaboliche che, per loro fini non meglio chiariti, avrebbero addestrato lupi (o g rossi cani) a nutrirsi di carne umana ... e cominciò a circolare, nella popolazione, la necessi tà di trovare qualche “capro espiatorio” tra la stessa gente del territorio sottoposto a queste tre mende “predazioni”. Fu questo uno dei motivi che, al fine di risolvere il problema, spinsero la coron a francese ad inviare dapprima il capitano Jean Boulanger Duhamel e, in seguito, Francois Antoine, “Gran portatore di archibugio del Re”. E’certo che, in simili situazioni di estrema tensione e sof ferenza, la fantasia umana si sbizzarrisce in modo anche perverso. Sta di fatto che questi avvenimenti sono stati comunque documentati da varie fonti, alcune anche contraddittorie tra loro, ma concordi nel fornire una descrizione piuttosto uniforme sulle dimensioni e l’aspetto di questo “fenomeno” n aturale, originatosi per caso. Ancor oggi, a scopo meramente turistico, alcuni paesi della regio ne (Lozère) rivendicano la “paternità” di questa creatura che ha effettivamente, in tempi ormai lont ani, creato paura e angoscia in un territorio piuttosto ampio. Persino la cinematografia si è occ upata di questa vicenda; famose le due produzioni: “La Bestia” di Walerian Borowczyk, e pi ù recentemente “Il patto dei lupi” con Vincent Cassel, Mark Dacascos e Monica Bellucci. Oggi, con una possibilità di studio scientifico mai avuta in precedenza, possono finalmente essere accuratame nte studiate quelle manifestazioni insolite e bizzarre che, di tanto in tanto, la natura ci manif esta.

BIBLIOGRAFIA 1985 – Guy Crouzet – “Quand sonnait le glas au pays de la bete”. 1987 - Félix Buffieres – “La bete du Gévaudan”. 1990 – Serge Colin – “Autour de la bete du Gévaudan ”.