Nord Europa

Ma come fanno? Avete mai notato come gli europei del nord, sotto un sole cocente o sotto una pioggia devastante, vadano sempre in bici? Sembrano insensibili anche agli agenti atmosferici. Pedalano, si fermano quando è rosso, vanno avanti al loro turno. E se, sulla liscia e pulita pista ciclabile che corre perfettamente parallela lungo la corsia delle macchine si trova per un caso fortuito un visitatore italiano (giusto per prendere il più classico esponente del sud europa), impegnato com’è solitamente a guardare le nuvole ed a pensare a quanto sia felice di essere dove sta, frenano a pochi centimetri dal suo naso (che nel frattempo non punta più verso il cielo) ed inveiscono in una strana lingua che, se dovesse essere riportata su un fumetto, sarebbe senza dubbio traslitterata con caratteri runici tanto i suoni risultano spigolosi ed appuntiti.
Come fa gente che parla in questo modo a fare torte di mele così buone e dolci?

Non è forse vero che la peculiarità di queste terre sta nella contraddizione?

Eroi germanici con barbe lunghe, scudi pesanti e cavalli enormi, affiancati da piccoli e fragili elfi che gli islandesi credono vivano dentro le pietre.

Gayger di acqua e fango bollente che salgono da un terreno ricoperto di ghiaccio e neve perenne. Giornate di sole interminabili nei periodi estivi e tenebre più totali con l’arrivo dell’inverno.

Rigore luterano e beghine, ed al contempo libertà di costumi e quartieri a luci rosse. Lord inglesi che bevono il the accanto a equivoci giovanotti dai capelli color limone.

L’Urlo di Munch ed i serafici fiamminghi (che comunque andavano a dipingere in Provenza data la scarsità di luce a casa loro).

In questo mondo di contrasti hanno avuto i natali personaggi i cui nomi resteranno indelebili sulle pagine di storia dell’arte, musica e letteratura mondiali. Le saghe nordiche non avrebbero lo stesso fascino se non accompagnate dalle note di Wagner. I poemi di Goethe perderebbero di vigore se non ambientati negli spazi rigorosi ed infiniti del Nord. La raffinata e simbolica cultura celtica trova ancora oggi le radici affondate nello stile di vita genuino e naturale delle genti che popolano Galway e dintorni.

Il Nord mi piace. Mi intriga per la sua compostezza, mi sgomenta per la sua capacità di essere al contempo moderno e tradizionale. Il Nord riesce a mischiare realtà e fantasia, facendo della fantasia una cosa reale. E rendendo la realtà sempre più simile ad una favola.
In Irlanda, nelle isole Aran, il ragazzo che ci accompagna in giro, ci spiega che l’unica banca dell’isola è aperta il martedì ed il venerdì. “Il martedì portiamo i soldi, ed il venerdì andiamo a riprenderceli”. Ride della sua battuta e prosegue mostrandoci le case dei leprechaun (folletti). Si tratta di piccole graziosissime casette costruite in muratura per questi minuscoli abitanti.

Quando qualcuno gli domanda se li ha mai visti, ferma l’auto, si volta verso il visitatore che ha posto la domanda e serio dice “Il venerdì sera, quando torno a casa, dopo la nona guinness, ne vedo sempre un casino!!!Credimi amico” e giù di nuovo a ridere.

Sul momento ho pensato fossero gli irlandesi…un po’….”strani”. Ma poi mi è capitata la stessa cosa in Germania. La mia guida si chiamava con un nome tipico, qualcosa tipo Ambrosius o giù di lì. Si è presentato algido e serafico, occhi di ghiaccio e neanche un capello ad interrompere la perfetta circonferenza glabra della testa. “Esigo puntualità e silenzio durante le mie spiegazioni. Sono riuscito a trasferire questo concetto?”. Come no?! Il concetto era passato…insieme ad un immediata dose di antipatia. Tempo un paio di ore…ed il gelido Ambrosius, o giù di lì, sghignazzava con una turista raccontandole che era follemente innamorato di una ragazza di Bari che gli preparava le orecchiette al sugo. Niente di meglio dalla vita, continuava a ripetere, neanche per un prussiano come me!

Ma lo sapete cosa mangiano gli islandesi: un piatto che si chiama Sursadhirhrutspungar , che tradotto in italiano corrisponde grosso modo a “testicoli di agnello”. Poi si abbuffano di Hakarl,carne di squalo fatta stagionare sotto terra per molti mesi (quindi squalo putrefatto). A volte, quando è festa, mangiano lo sviðtesta di pecora bollita o fresca ed il blóðmör,insaccato di sangue di pecora avvolto in grasso di rognone. Bisogna ammettere che in Islanda, per campare, ci vuole fantasia. Almeno a tavola.

Chi non ne ha finisce in depressione ed infatti il tasso di suicidi è altissimo. In più, se vogliamo dirla tutta, non è che la loro letteratura sollevi di molto il morale….avete mai provato a leggere l’Edda di Snorri? Non è un invito a farlo….
Ma del resto, se anche non sono fortissimi in letteratura, hanno una terra che per magia e paesaggi mozzafiato non ha pari in tutto il resto d’Europa. Dopo avere percorso km e km di strada senza incontrare anima viva, pecore a parte, arrivando in un’isolata fattoria sulla costa est dell’isola, ci è venuto incontro un vecchietto. Era scocciato. Eravamo già i secondi visitatori in un mese….

Ed i Belgi Che siano tutti come Poirot? C’è davvero da avere paura a confondere un belga con un francese?
Che poi anche lì, bisogna essere davvero accorti. Passeggi per esempio a Bruxelles e non ti accorgi di passare da un quartiere all’altro. Nel frattempo tutti i cartelli stradali sono cambiati perché hai sconfinato dalla parte fiamminga a quella vallone…..questione di pochi metri e sei in mezzo ad un popolo totalmente differente da quello precedente!

Ma la cosa che più amo della gente del nord europa è la semplicità. Anche dietro al ragazzotto peggio vestito con magari uno skateboard sotto braccio potrebbe celarsi un fisico nucleare. Anche la più umile vecchina che siede accanto all’ingresso di un palazzo in Danimarca, probabilmente, parlerà correttamente tedesco ed inglese, oltre ovviamente, al danese.

I nordici vanno al di là delle apparenze e restano un popolo legato alla sostanza. Rigorosi ma ironici, puntuali ma colorati, intransigenti ma amanti delle fiabe.

Dire che hanno poca fantasia è riduttivo. Forse lo diciamo per sminuire la loro organizzazione ed il loro senso civico che a noi…decisamente….un po’ manca.

 Carol Gallo