Sherlock Holmes e la globalizzazione

Sherlock Holmes si iniettava droga nel braccio sinistro tre volte al giorno, alternando morfina e cocaina. Lo faceva con una siringa ipodermica che teneva in un astuccio di marocchino e sul suo braccio nodoso si potevano scorgere innumerevoli "buchi". Il suo amico e compagno di avventure, John H. Watson, che era un medico militare, disapprovava ma non se la sentiva di protestare: malamente ferito in una guerra coloniale, viveva di una pensione non indecorosa, non disdegnava la bottiglia e, prima di incontrare Sherlock Holmes, passava molto tempo nei bar di Londra.

Da questo ritratto impietoso che si ricava da due romanzi brevi, Uno studio in rosso e Il segno dei quattro, che Sir Arthur Conan Doyle scrisse rispettivamente nel 1887 e nel 1890, può iniziare una rivisitazione del "mito", ormai più che centenario, di Sherlock Holmes, un personaggio spesso ridotto a maschera stilizzata, quasi a macchietta, dell'investigatore brillante e raffinato, logico e sarcastico. In realtà, Sherlock Holmes è molto di più di questo: agli occhi di chi, all'inizio del Ventunesimo Secolo, magari dopo il trauma del G-8 genovese, ne legge, o rilegge, le quasi sessanta avventure, egli appare rappresentativo della prima globalizzazione moderna, incentrata sull'espansione mondiale, a un tempo industriale, coloniale e finanziaria, della Gran Bretagna.

E in questo primo esperimento di organizzazione economico-politica di portata planetaria ritroviamo molti problemi non troppo dissimili dai nostri. Quando Sherlock Holmes comparve sulla scena, nel 1887, erano già trascorsi oltre dieci anni da che Walter Bagehot aveva scritto Lombard Street, la descrizione-teorizzazione del sistema finanziario mondiale incentrato sulla piazza di Londra. Il telegrafo collegava ogni parte del pianeta in pochi minuti e Sherlock Holmes lo usava, proprio come le moderne polizie, per chiedere informazioni in America sui precedenti di un sospettato; sempre con il telegrafo si spostavano assai rapidamente non solo le informazioni ma anche i capitali, mentre con le navi a vapore si realizzavano migrazioni di portata anche superiore a quelle attuali.

Con i suoi quattro milioni di abitanti, Londra si collocava al centro di tutto questo movimento di persone, merci e risorse finanziarie: "ombelico del mondo", secondo una definizione allora alla moda, "pozzo nero dell'impero" come la definisce Watson, senza troppe cerimonie. In questo "pozzo nero" si nascondono e riaffiorano capitali globali, come descritto ne La lega dei capelli rossi, animali esotici, come il velenosissimo serpente de Il mistero della banda maculata, pietre preziose di paesi lontani come ne Il diadema di berilli. Hanno qui il loro epilogo fatti e misfatti di ogni parte del mondo, come il furto del tesoro di un maharajah ne Il segno dei quattro, straordinaria storia in cui ufficiali inglesi vengono meno alla parola data mentre comuni malviventi mantengono fede a un giuramento di fedeltà. La Londra di Sherlock Holmes era una città dura e difficile, ben più delle nostre metropoli globalizzate, un segno, forse, che i nostri problemi non sono poi così eccezionali.

La luce giallastra dei suoi lampioni a gas faticava a forare una nebbia resa fittissima e soffocante dall'inquinamento, tanto che i ricchi appena potevano andavano a vivere fuori città, e "pendolavano" su Londra grazie a un efficiente sistema ferroviario (L'uomo dal labbro storto); le sue case grigio-marroni davano un senso di tristezza e monotonia. Scippi e microcriminalità erano comuni nelle sue strade e lo stesso Sherlock Holmes simula un'aggressione (Uno scandalo in Boemia) e viene aggredito a sua volta (L'avventura del cliente illustre). Le bande di ragazzini sporchi e cenciosi - che il celebre investigatore assoldava a buon mercato, circa venticinquemila lire per persona al giorno, ai prezzi attuali - hanno quale somiglianza con i meninos da rua brasiliani di oggi. I poliziotti sono ottusi, si ostacolano a vicenda e non si fanno problemi a passare ai giornali informazioni riservate per favorire le proprie carriere.

L'emancipazione femminile è un altro degli elementi che accomunano, pur con evidenti diversità, la Londra di Sherlock Holmes e le attuali metropoli globalizzate. Mary Sutherland, la protagonista di Un caso di identità si guadagna da vivere in modo decoroso, intorno al 1890, facendo la dattilografa: guadagna, ai prezzi attuali circa quattromila lire a pagina e riesce a scrivere 15-20 pagine al giorno. Violet Hunter guadagnava 50 sterline l'anno, ossia circa 25 milioni di lire più vitto e alloggio come istitutrice, prima di sentirsene offrire più del doppio nell'avventura di Copper Beeches. Su questo mondo difficile galleggiava il comfort borghese della casa di Baker Street, presa in affitto da Holmes e Watson con la sua raffinatezza vittoriana e la buona prima colazione preparata dalla Signor Hudson; comoda ma un po' "alternativa", un po' più che a metà strada nella scala sociale, ambivalente come il personaggio Holmes, talora squisito conversatore, talora maleducato interlocutore, forse omosessuale, sempre perseguitato dalla noia. "La mia vita - dichiara ne La lega dei capelli rossi - è un lungo sforzo per sfuggire alla banalità dell'esistenza"; è a suo agio sia quando parla con i potenti sia quando si muove negli angiporti della capitale, frequenta palestre di pugilato e fumerie d'oppio, è in grado, grazie alla sua abilità nel travestirsi, di navigare in alto e in basso nella multiforme società della globalizzazione londinese.

Il travestimento non è però soltanto un ferro del mestiere. Quando segue una traccia sul terreno, il tranquillo ragionatore di Baker Street diventa, anche fisicamente, quasi irriconoscibile. Ne Il mistero di Valle Boscombe, la sua faccia si fa scura e sanguigna, le sopracciglia si tendono, gli occhi acquistano un riflesso metallico, le vene del collo si ingrossano, le narici si dilatano, le risposte alle domande di Watson si trasformano in grugniti. Dr. Jekyll, insomma, diventa Mr. Hyde, per richiamare un altro fondamentale personaggio dell'ambivalenza vittoriana, creato da Robert Louis Stevenson. L'ambivalenza di Holmes è, del resto, chiarissima nei suoi rapporti con la legge. Pronto a violarla introducendosi in casa di Charles Augustus Milverton, ricattatore di professione, "un'azione tecnicamente criminale ma moralmente giustificabile" come egli stesso la descrive; oppure a prenderla in mano, decidendo di trasmettere alla polizia tutto o parte di quello che sa e implicitamente condannando o assolvendo.

Questo Sherlock Holmes con qualche riflesso del Superuomo ha i suoi scontri più duri con il crimine organizzato, della cui importanza economico-sociale Conan Doyle mostra una chiara e modernissima percezione. La Camorra (chiamata "Circolo Rosso", collegata, forse non impropriamente, alla Carboneria e trapiantata negli Stati Uniti) e il Ku Klux Klan figurano nei racconti di Sherlock Holmes; in pessima luce figurano i Mormoni, mentre La valle della paura è un agghiacciante studio di come una comunità isolata possa essere organizzata in maniera malavitosa. L'organizzazione del Professor Moriarty, insegnante di matematica in un'università inglese di provincia e mente sopraffina, anticipa la SPECTRE contro cui si batterà, quasi cent'anni più tardi, il mitico James Bond.

I successi di Holmes contro il crimine organizzato non sono mai definitivi: Moriarty morirà precipitando con Holmes nella cascata svizzera di Reichenbach (solo anni più tardi sapremo che Holmes è riuscito a salvarsi, o meglio sarà "risuscitato" dall'autore grazie alle pressioni dei lettori) ma l'investigatore dovrà vedersela con i suoi accoliti Un confronto con la nostra globalizzazione mostra così l'esistenza di molti problemi e contrasti simili agli attuali e deve far riflettere chi insiste troppo sull'unicità delle esperienze di questi anni; si rivela inquietante, perché la società dei tempi di Sherlock Holmes questi problemi e contrasti non li seppe risolvere.

Alla vigilia della prima guerra mondiale, il vecchio Sherlock Holmes ricompare dalle profondità della campagna, dove si è ritirato a studiare la vita delle api, sulla quale ha scritto un dotto manuale, per bloccare un tentativo di spionaggio tedesco (Il suo ultimo saluto); e osserva che un vento freddo e amaro sta soffiando dall'Est sull'Inghilterra. La guerra che stava per scoppiare rappresentò, purtroppo anche in senso letterale, la tomba di quella civiltà. Il lettore moderno, magari dopo il trauma del G-8 genovese, può ben domandarsi se l'attuale globalizzazione sarà in grado di evitare esiti altrettanto funesti.
10 settembre 2001

Tratto dal quotidiano La Stampa

di Mario Deaglio